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PARROCCHIA S. GIROLAMO

OMELIA NEL FUNERALE DI MONICA MARIANI BONORI

Viviamo questo momento nel contesto del Tempo di Natale, nei giorni immediatamente successivi alla Solennità dell’Epifania, nella quale la nostra carissima Monica ha terminato il suo pellegrinaggio terreno, dopo aver ricevuto l’Unzione degli infermi e l’assoluzione con l’indulgenza plenaria. Per questa ragione, nella Liturgia odierna, è stato riproposto il brano del Vangelo secondo Matteo che narra del cammino dei Magi (Mt 2,1-12), descritto così da Papa Francesco proprio l’altro ieri: «[Essi] si lasciano inquietare da una domanda e da un segno: “Dov’è colui che è nato? Abbiamo visto spuntare la sua stella” (Mt 2,2). […] Come ha affermato Benedetto XVI, erano “uomini dal cuore inquieto […] Uomini in attesa […] ricercatori di Dio” (Omelia, 6 gennaio 2013). Questa sana inquietudine che li ha portati a peregrinare da dove nasce? Nasce dal desiderio. […] Desiderare significa tenere vivo il fuoco che arde dentro di noi e ci spinge a cercare oltre l’immediato, oltre il visibile. Desiderare è accogliere la vita come un mistero che ci supera, come una fessura sempre aperta che invita a guardare oltre, perché la vita non è “tutta qui”, è anche “altrove”. […] Van Gogh, scriveva che il bisogno di Dio lo spingeva a uscire di notte per dipingere le stelle. Sì, perché Dio ci ha fatti così: impastati di desiderio; orientati, come i magi, verso le stelle» .
Oggi noi desideriamo accompagnare Monica nell’ultimo passo del suo peregrinare, non permettendo alla nostra ferita di chiudersi ma, al contrario, posti di fronte al mistero della morte, dilatando tutto il nostro desiderio a partire da quella che lo stesso Francesco ha chiamato «nostalgia di ciò che ci manca» . Si tratta della compagnia più vera che possiamo fare anche a Fabio, ai figli Luca, Lorenzo e Lisa, alla sorella e ai fratelli di Monica, a tutti i suoi parenti ed amici.
Ho approfondito il rapporto con Monica proprio condividendo il Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto – era presente anche la sorella Rossella – nel quale si cammina assieme tutta la notte. Era il 9 giugno 2018. Ricordo benissimo, non molti giorni dopo, la mattina in cui venne a dirmi che era stata scoperta la recidiva del tumore. Non ho dimenticato quel giorno, perché il fatto che lei, così discreta, avesse voluto subito condividere con me questa notizia, implicava il concepirsi insieme nell’esperienza della Comunità cristiana.
Quando sorprendo l’accadere di un legame profondo, mi torna sempre in mente ciò che scrisse Cesare Pavese: «da chi non è pronto a legarsi con te per tutta la vita non dovresti accettare neanche una sigaretta» . Si è insieme veramente quando ci si sostiene nel cammino al Destino e un’amicizia vera non nasce dall’organizzazione di iniziative o attività varie, ma dal condividere la domanda sul senso dell’esistenza, così come la comunione fiorisce dal sorprendersi insieme attratti e afferrati da Cristo.
La stessa Monica, diversi mesi dopo, descrisse così la sua esperienza: «[Il Pellegrinaggio] è stato un momento importante perché abbiamo condiviso e ci siamo ritrovati, ciascuno con le proprie ferite, a percorrere un cammino che è la metafora della vita, dove ci si sostiene l’un con l’altro. Qualche settimana dopo, ho scoperto che la mia malattia aveva ripreso […] e in quell’occasione ho approfondito le riflessioni che avevo fatto nel corso della camminata notturna, sul fatto che ognuno di noi abbia delle ferite e su quanto sia importante, per la nostra umanità e per gli altri, condividerle in modo da trovare forza nelle persone che ci circondano e nella Comunità […]. Ho scoperto quanto sia importante la preghiera, che ti riempie di forza nei momenti in cui è più difficile sopportare la prova. Con la preghiera e la condivisione non si è mai soli e questo è fondamentale per percorrere la propria esistenza fino in fondo» .
Con queste parole la nostra amica ha descritto un luogo – la comunione che è la Chiesa – in cui la nostra ferita – nella quale emerge il grido della nostra umanità – non è censurata ma abbracciata e il desiderio non è ridotto ma esaltato.
Per questo sono i Magi, provenienti da un paese lontano, a riconoscere Gesù, mentre gli scribi di Gerusalemme, pur conoscendo alla perfezione le Sacre Scritture e sapendo indicare il luogo in cui doveva nascere Cristo (Mt 2,4-6), non si muovono.
Non si comprende il Vangelo se non lasciandoci abbracciare ora dalla medesima esperienza che ha generato quei testi, come affermò Benedetto XVI riguardo agli stessi scribi e ai capi dei sacerdoti consultati da Erode: «Sono grandi specialisti che conoscono tutto. E tuttavia non vedono la realtà, non conoscono il Salvatore. […] Questo è un grande pericolo anche nella nostra lettura della Scrittura: ci fermiamo alle parole umane, parole del passato, storia del passato, e non scopriamo il presente nel passato, lo Spirito che parla oggi a noi nelle parole del passato» .
Monica si è coinvolta in un presente, partecipando al Coro di San Girolamo, frequentando gli incontri della nostra Comunità, rendendosi disponibile per il doposcuola e per i turni nella segreteria parrocchiale. Alla ripresa delle celebrazioni, dopo il lockdown del 2020, si proponeva sempre per curare il servizio di accoglienza e l’igienizzazione della chiesa. Proprio ieri Gabriella, responsabile della nostra Caritas parrocchiale, mi ricordava il suo “Sì” ad aiutare una bimba nigeriana, la cui madre era morta in mare col fratellino, segno di una disponibilità attenta al bisogno dell’altro, nel desiderio di non scartare nessuno. I suoi tanti allievi, con le loro famiglie, ricordano la passione con cui si è dedicata all’insegnamento fino a quando le è stato possibile.
Le sono grato perché, con i limiti e le resistenze che tutti ci portiamo addosso, si è lasciata abbracciare accettando con semplicità un rapporto umano reale e non formale ed ho potuto sperimentare l’accoglienza della sua famiglia, discreta e affettuosa al tempo stesso. Proprio nella sua casa ho parlato con lei l’ultima volta il 28 dicembre scorso, quando ha ricevuto l’Eucarestia assieme a Fabio, e con lui ha sottolineato l’intensità del loro rapporto nuziale, grata perché i figli lo avevano riconosciuto.
Il pellegrinaggio dei Magi si compie nella grandissima gioia per rivedere la stella e nello stupore guardando il bambino con sua madre (cfr. Mt 2, 10-11): Dio non risponde alla domanda infinita della nostra umanità ferita con una spiegazione, ma facendosi uomo.
A questo abbraccio carnale consegniamo Monica e ciascuno di noi, affinché, per la Sua misericordia, possiamo presto ritrovarci insieme in Paradiso.

Nella foto: Monica nel gruppo di San Girolamo che partecipò al Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto il 9 giugno del 2018.

Per scaricare il testo completo in formato pdf cliccare sul link seguente:

Download Omelia_nel_funerale_di_Monica_Mariani_08.01.22.pdf

"VOLLE VENIRE COLUI CHE SI SAREBBE POTUTO ACCONTENTARE DI AIUTARCI

Scarica il pdf con il Libretto della Veglia al seguente link:

Download Libretto_Veglia_di_Natale_San_Girolamo_21.12.2021.pdf

OMELIA NELLA SANTA MESSA DELLA NOTTE DI NATALE 2021

Omelia nella Santa Messa della Notte di Natale 2021, per scaricare il testo in formato pdf clicca sul seguente link:

Download Omelia_nella_Notte_di_Natale_San_Girolamo_24.12.21.pdf

"VOLLE VENIRE COLUI CHE SI SAREBBE POTUTO ACCONTENTARE DI AIUTARCI

Invito alla Veglia in preparazione al Natale, martedì 21 dicembre 2021

CONCERTO DEL CORO DI SAN GIROLAMO 17 DICEMBRE 2021

Venerdì 17 dicembre Concerto del Coro di San Girolamo, dal titolo "Il viaggio":

INCONTRI della COMUNITA' PARROCCHIALE

Nel tempo di Avvento diversi adulti della Comunità parrocchiale di San Girolamo si sono incontrati per sostenerci nel cammino della vita.

INCONTRI della COMUNITA' PARROCCHIALE

Nel tempo di Avvento diversi adulti della Comunità parrocchiale di San Girolamo si sono incontrati per sostenerci nel cammino della vita.

BEETHOVEN: OLTRE IL LIMITE

Sabato 30 ottobre ore 21

BEETHOVEN: OLTRE IL LIMITE

Sabato 30 ottobre, alle ore 21 nella nostra chiesa di San Girolamo, proponiamo un Concerto di musica da camera con brani di Ludwig van Beethoven eseguiti dal Trio Enthèos Nell'intento di valorizzare la passione per la musica e la bellezza di un giovane della nostra Parrocchia, promuoviamo nella nostra Chiesa questo concerto allo scopo di scoprire il desiderio del cuore umano che il genio di Beethoven fa emergere, condividendo con i ragazzi del Trio Enthèos, con i loro familiari ed amici e con chi lo desidera, la commozione per la nostra stessa umanità.

BEATA SANDRA PREGA PER NOI

La Beatificazione di Sandra Sabattini è stata una grande esperienza di unità, segno di speranza per la Chiesa riminese e per la nostra Città.

Nell’esperienza di Sandra riconosciamo l’incontro che ha cambiato le nostre vite, per questo ci siamo sorpresi insieme nel preparare e nel vivere la Beatificazione assieme agli amici dell’Associazione Papa Giovanni XXIII: ogni parola ed ogni gesto della celebrazione in Cattedrale è fiorito da quell’unità che solo Cristo presente, qui ed ora, può generare.

Da quando sono arrivato in Cattedrale prima dell’apertura, guardando gli amici di Comunione e Liberazione che stavano disponendosi per il servizio di accoglienza e il coro delle aggregazioni laicali, con i coristi dei vari movimenti ecclesiali assieme agli amici della Parrocchia di San Girolamo, che faceva le ultime prove, al saluto affettuoso con Paolo Ramonda (Responsabile generale di APG23) e con i familiari di Sandra, fino all’ultimo abbraccio dopo la Messa, il più commosso, con un amico col quale mai avrei immaginato sino a qualche anno fa di poterci guardare così, tutto ha affermato la contemporaneità di Cristo: siamo insieme mendicando di immedesimarci col “sì” radicale di Sandra.

Non possiamo proporre a noi stessi e a tutti gli uomini e donne che incontriamo ogni giorno, meno di questo.

don Roberto

IL SIGNIFICATO DELLA BEATIFICAZIONE PER LA CITTA' E PER LA DIOCESI

Leggi l'articolo di don Roberto sul Resto del Carlino:

Download don_Roberto_su_Sandra_Sabattini_Carlino_Rimini_del_21.10.21_pp._1_e_12.pdf

BEATIFICAZIONE DI SANDRA SABATTINI

DOMENICA 24 OTTOBRE ORE 16 IN BASILICA CATTEDRALE

IL METODO DEL CONTAGIO

Leggi l'articolo su Il Ponte: riflessione di don Roberto sulla Lettera pastorale del nostro Vescovo Francesco, clicca sul seguente link

Download Il_metodo_del_contagio.pdf

PRIMA RIUNIONE DEL CPP RINNOVATO PER IL TRIENNIO 2021-2024

Care amiche e cari amici del Consiglio Pastorale Parrocchiale,
dopo il bellissimo incontro di ieri sera (7 luglio 2021) – che a mio parere costituisce un punto di non ritorno per il nostro CPP e per la Comunità di San Girolamo – in ogni gesto, in ogni rapporto, in ogni occasione di ritrovo, la tensione non può che essere quella di “mettere in comune la vita” (tra virgolette cito alcuni contenuti degli interventi), privilegiando “i rapporti in cui sono a tema io”, la “nostra umanità” e la “nostra vita”, cioè “cosa serve veramente per vivere”: ogni gruppo, gesto, iniziativa, deve essere ribaltato e rivoluzionato a partire da quanto emerso nel nostro dialogo.
Solo quando si percepisce la possibilità di una umanità diversa, “praticanti” e “non praticanti” (per usare ancora queste brutte espressioni) tornano a interessarsi del cristianesimo. Fuori da questa concretezza non c’è nulla di interessante per la vita e ritrovi o iniziative parrocchiali varie, se non mettono a tema la questione dell’esistenza e del suo significato, aumentano lamento e scetticismo, come la Lettera pastorale del nostro Vescovo, sulla quale abbiamo iniziato a lavorare ieri sera (Non lasciamoci rubare la speranza, disponibile in formato cartaceo in parrocchia e in pdf sul sito www.sangirolamo.org ), fa capire molto bene.
Aiutiamoci a guardare i fatti e i volti di cui abbiamo parlato ieri (dal percorso con gli adulti della nostra Comunità in quest’ultimo anno a quanto accaduto nel campeggio coi ragazzi delle medie, con le persone che sono state colpite e che abbiamo visto cambiare): così, fedeli al metodo semplice dell’esperienza cristiana, potremo vivere il nostro compito di responsabilità nei confronti di noi stessi e di tutti gli amici della Comunità, essendo noi per primi a imparare quello che crediamo già di sapere.
Per questo vale la pena condividere l’esistenza, sostenendoci nel dramma del vivere. Non posso proporre, a me stesso e a ognuno di voi, niente di meno di “una questione di vita o di morte”, in un dialogo a colazione, bevendo una birra insieme, condividendo il dramma della malattia, i problemi del lavoro e della famiglia, nei ritrovi dei gruppi parrocchiali, guardando la partita o ritrovandoci a cena, liberamente, con qualche amico, senza escludere nulla della nostra vita.
Solo così Cristo non rimarrà un “puro nome” e potrà essere riconosciuto come corrispondente alle esigenze profonde della nostra umanità.
Per chi è disposto a verificare questa proposta non è promessa una vita tranquilla o senza problemi, ma un’avventura all’altezza dei desideri del nostro cuore.
Un abbraccio,
don Roberto
Rimini 8 luglio 2021

Scarica il testo in formato pdf cliccando sul seguente link:

Download Lettera_ai_membri_del_CPP_-_08.07.2021.pdf

NON LASCIAMOCI RUBARE LA SPERANZA

Scarica la Lettera pastorale del nostro Vescovo Francesco cliccando sul seguente link:

Download Lettera_pastorale_2021_-_Non_lasciamoci_rubare_la_speranza.pdf

CAMPEGGIO MEDIE A FOLGARIA (TRENTO)

UNA PROPOSTA ESIGENTE PERCHÉ IL NOSTRO CUORE È ESIGENTE

Dal 25 al 28 giugno 2021 si è svolto il campeggio dei ragazzi di 5a elementare e 1a media della nostra Parrocchia di San Girolamo, con 33 ragazzi e 8 adulti. Si è unito a noi anche don Paolo, parroco della Riconciliazione, assieme un ragazzo della sua Parrocchia.
Siamo partiti curando bene il nostro programma, ma ricordandoci che niente da noi preparato poteva costituire una novità. Ci siamo detti, con le parole del poeta Montale: «Un imprevisto è la sola speranza».
L’imprevisto è accaduto in un modo che non avrei potuto immaginare e che mi ha sorpreso ancora una volta: tra noi c’era una Presenza all’opera e il “sì” di ragazzi e adulti ha assecondato l’azione di un «Amico grande grande».
Lo hanno raccontato i ragazzi stessi durante il viaggio di ritorno, sottolineando come quello che hanno vissuto sia stata un’esperienza «straordinaria» che ha «sorpreso e stupito”, «più di quello che immaginavo», come diversi hanno detto. Tutti hanno descritto la «bellezza dell’essere insieme», dalla «sorpresa per la presenza di tanti amici», da parte di chi non si aspettava questa partecipazione, fino al giudizio di chi, incerto se venire o rimanere a casa, ha riconosciuto la «convenienza» di aver accettato la sfida, avendo «guadagnato moltissimo» nell’esperienza vissuta al campeggio.
Una ragazza ha raccontato di come sia stata colpita «dal camminare insieme nelle passeggiate in montagna», testimoniando come la fatica del cammino trovi il suo significato e il suo gusto nella «bellezza della meta» che si raggiunge.
Si tratta di una questione decisiva per giovani e adulti: la scoperta che ciò che rende bello e intenso il cammino della vita è l’esperienza della bellezza che riempie il cuore e dà significato ad ogni passo.
Ogni ragazzo ed ogni adulto ha potuto fare la verifica personale della proposta di Cristo in una compagnia guidata, dal momento di preghiera iniziale della giornata ad un modo diverso di stare insieme e di guardarci gli uni gli altri, sperimentabile nel gioco, nelle passeggiate, nell’avventura dell’arrampicata e della canoa sul lago, nelle sfide a numeri con le pile nelle serate, fino al tifo per la nazionale di calcio e alla Santa Messa, celebrata insieme circondati dalla bellezza delle montagne.
Ognuno ha potuto sperimentare se si è più liberi seguendo qualcuno o affermando sé stessi, se si è felici accontentandosi di cedere all’istintività o se vale la pena impegnarsi in un cammino guidato.
Lo descrive bene un adulto, che ha voluto partecipare accompagnando i due figli, sottolineando, con grande stupore, come la proposta del campeggio abbia «reso ogni momento, un MOMENTO». «Un pasto, una passeggiata, un gioco, un canto, una preghiera, un urlo, una partita a numeri nel bosco, rappresentano quel famoso MOMENTO».
Il suo racconto mette in evidenza come il problema educativo non riguarda i giovani ma gli adulti. Non abbiamo organizzato delle attività per i ragazzi, ma abbiamo proposto, innanzitutto a noi stessi, l’esperienza che desideravamo comunicare ai più piccoli. Non è ragionevole seguire chi organizza cose belle per altri – se facessimo solo questo, non saremmo diversi da coloro che strumentalizzano i giovani per vendere i propri prodotti – ma chi mette in comune ciò che riempie la propria vita.
Io sono personalmente grato e commosso per come tutti gli adulti presenti al campeggio si siano messi in gioco personalmente, a partire dalla provocazione iniziale: «è possibile rinascere quando si è vecchi?» (cfr. Gv 3,4). Me ne sono accorto quando un’altra mamma presente, che aveva voluto accompagnare le proprie figlie, coinvolgendosi nel gioco con i più piccoli ha espresso tutta la propria felicità per l’esperienza che stava vivendo.
Occorrono adulti che siano i primi a seguire, disposti a lasciarsi stupire e a verificare nella propria esperienza ciò che si vuole comunicare ai più giovani, come ancora il nostro amico racconta, fino a scoprire che non bisogna aver paura di sfidare i nostri ragazzi con una proposta esigente.
È il cuore dei giovani e di noi adulti ad essere esigente: il cuore chiede tutto e per meno di questo non vale la pena essere insieme. Lo stesso amico conclude così il suo racconto, con una proposta che è per tutti, laica ed umanissima: «quest’esperienza bellissima è consigliata a tutti coloro che vogliono farsi qualche domanda».
don Roberto

Per scaricare il testo completo in formato pdf clicca sulla riga seguente:

Download UNA_PROPOSTA_ESIGENTE_PERCHÉ_IL_NOSTRO_CUORE_È_ESIGENTE.docx

UNA SOVRABBONDANZA DI VITA

Leggi l'articolo di don Roberto sull'Osservatore Romano di sabato 12 giugno:

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-06/quo-131/una-sovrabbondanza-br-di-vita.html

Per
scaricare la copia del quotidiano in pdf cliccate sul seguente link:

Download L_Osservatore_Romano_del_sabato_12_giugno_2021.pdf

INCONTRO della COMUNITA' PARROCCHIALE

«Signore [...] fammi sentire ancora di più il vuoto della mia umanità, […] per risalire e farmi gustare a fondo la bellezza della mia umanità, dell’essere giovane, di essere nel mondo» (Sandra Sabattini, Diario, 27 gennaio 1981).

Perché è così urgente riscoprire, come scriveva Sandra, il "vuoto" della nostra umanità? A questa "voragine" di bisogno e di desiderio che ci costituisce, può rispondere il "tornare come prima"?

Continuiamo il percorso della nostra Comunità ritrovandoci in presenza mercoledì 9 giugno alle ore 21 nella Sala dell'Oratorio "don Giuseppe Bonini". Per chi lo desidera sarà possibile anche collegarsi in videoconferenza (a chi lo richiede sarà inviato il link).

INCONTRO della COMUNITA' PARROCCHIALE

«Signore [...] fammi sentire ancora di più il vuoto della mia umanità, […] per risalire e farmi gustare a fondo la bellezza della mia umanità, dell’essere giovane, di essere nel mondo» (Sandra Sabattini, Diario, 27 gennaio 1981).

Perché è così urgente riscoprire, come scriveva Sandra, il "vuoto" della nostra umanità? A questa "voragine" di bisogno e di desiderio che ci costituisce, può rispondere il "tornare come prima"?

Continuiamo il percorso della nostra Comunità ritrovandoci in presenza mercoledì 9 giugno alle ore 21 nella Sala dell'Oratorio "don Giuseppe Bonini". Per chi lo desidera sarà possibile anche collegarsi in videoconferenza (a chi lo richiede sarà inviato il link).

L’ATTRATTIVA DI UNA SOVRABBONDANZA DI VITA

L’ATTRATTIVA DI UNA SOVRABBONDANZA DI VITA
La Beatificazione di Sandra Sabattini in questo momento della vita della Chiesa riminese e della nostra Città.

Ora è arrivata la notizia ufficiale: la Beatificazione di Sandra Sabattini, inizialmente prevista per il 14 giugno dello scorso anno, si celebrerà domenica 24 ottobre a Rimini.
Cosa significa per la nostra Città questo evento, nel tempo di sofferenza che stiamo vivendo per i numerosi morti, per la salute di tanti riminesi che si sono ammalati, per le gravi conseguenze economiche, psicologiche ed educative? Qual è la sfida posta dall’esperienza di Sandra alla stessa Chiesa riminese, che vivrà questo momento, tanto atteso, nel contesto di quella che è anche, come ha sottolineato Papa Francesco, una «crisi ecclesiale» (21 dicembre 2020)?
Per tutti noi riminesi, senza distinzioni artificiose e ideologiche tra credenti e non credenti, la testimonianza di una giovane della nostra terra e del nostro tempo, la cui vita è stata riempita da un’ideale al punto da donarla tutta, è una provocazione ad accogliere «il bisogno di infinito che è dentro di noi e che non possiamo far finta di ignorare», come Sandra stessa scriveva pochi giorni prima di compiere vent’anni, sottolineando che «l’infinito è lì che ci aspetta ogni volta che cadono le “posticce” risposte che abbiamo dato al suo bisogno» (Diario, 7 agosto 1981).
A questo bisogno infinito, che ci siamo tutti sorpresi addosso nel dramma imprevedibile di questa pandemia, col venir meno di ciò in cui per tanto tempo abbiamo riposto la nostra consistenza, può rispondere il “tornare come prima”?
Per tutti, nella Chiesa come nell’intera società civile, è urgente quello che Sandra domandava: «Signore non darmi la possibilità di “tirarmi su”, ma fammi sentire ancora di più il vuoto della mia umanità, […] per risalire e farmi gustare a fondo la bellezza della mia umanità, dell’essere giovane, di essere nel mondo» (Diario, 27 gennaio 1981).
Quando in una classe dell’Istituto Alberghiero “Malatesta”, durante un bellissimo dialogo sulla solitudine con alcuni giovani, uno di loro ha detto di sorprendere questo «vuoto» dentro di sé mi sono commosso profondamente, riconoscendo il mio dramma, quello dell’umanità di tutti, dei ragazzi coinvolti nelle recenti risse nel centro storico, dei senza tetto che dormono nelle strade di Rimini, di tutti gli uomini e le donne che bramano una speranza per sé e per i propri figli, di coloro che lavorano per una ripresa economica e per creare nuovi posti di lavoro, di chi, in questo tempo di crisi, desidera impegnarsi nell’amministrazione politica della Città.
All’interno del mondo cattolico ci si interroga spesso sulle chiese che si svuotano, ancora più velocemente in questo tempo di pandemia, con analisi, programmi e strategie per tornare a riempirle.
La Beatificazione di Sandra mette in luce, invece, come la vera questione sia una proposta che possa prendere sul serio fino in fondo il «vuoto della mia umanità».
Se le chiese sono piene di attività per il tempo libero o di una devozione estranea al grido che emerge nel cuore di ogni uomo e di ogni donna di ogni epoca, presto si svuoteranno del tutto.
Nella circostanza in cui viviamo, invece, ci sono giovani e adulti che si riavvicinano all’esperienza ecclesiale. Ciò non accade per una consonanza ideologica o per una condivisione dei temi etici, tantomeno per un attivismo clericale, ma solo per il riconoscimento di uno sguardo capace di abbracciare il proprio bisogno umano.
Quando qualcuno incontra, come è accaduto a Sandra, un’esperienza all’altezza dei desideri del proprio cuore, allora si riempie la vita di un ideale per cui vale la pena giocarla tutta. Solo per questa sovrabbondanza di vita si riempiono le chiese e si esce dagli ambienti clericali, disposti a fare un tratto di strada con tutti, poiché la questione decisiva è totalmente laica ed umanissima, quella posta dalla domanda, che fiorisce in ogni brandello della nostra umanità, circa il senso dell’esistenza.
Lo scriveva un altro giovane Beato riminese, Alberto Marvelli, in un contesto non meno drammatico per la nostra Città: «molti si preoccupano per le Chiese vuote: ebbene, questo non impressiona, perché chiese rigurgitanti possono essere indice di superstizione, di religiosità esteriore. Quando gli uomini sapranno trovare Cristo per la strada, ritroveranno anche la Chiesa» (La mia vita non sia che un atto di amore. Scritti inediti, p. 87).
L’avvenimento della Beatificazione di Sandra Sabattini ci pone di fronte al fatto che l’unica vera forza della Chiesa è la capacità che Cristo ha di attrarre totalmente l’umanità piena di desiderio di una bella ragazza di vent’anni e di farla tutta Sua, nella nostra Rimini, nel nostro tempo, in questo cambiamento d’epoca.
Lo ripete continuamente Papa Francesco, citando Benedetto XVI: «la Chiesa non cresce per proselitismo ma “per attrazione”» (Evangelii gaudium, 14).
Non possiamo accontentarci di meno di questa attrattiva e non abbiamo altro da offrire, a noi stessi e ai nostri fratelli e sorelle, uomini e donne della nostra Città.
Roberto Battaglia

Leggi l'articolo su BuongiornoRimini:
http://www.buongiornorimini.it/item/22582-sandra-beata-l-attrattiva-anche-per-la-nostra-citta-di-una-sovrabbondanza-di-vita.html

UN IMPREVISTO È LA SOLA SPERANZA

"La pandemia ha mandato all’aria tanti progetti, ha chiesto a ciascuno di confrontarsi con l’imprevisto. Accogliere l’imprevisto, invece che ignorarlo o respingerlo, significa restare docili allo Spirito e, soprattutto, fedeli alla vita degli uomini e delle donne del nostro tempo" (Papa Francesco).

I Giorni della Chiesa. Sandra Sabattini, la santa della porta accanto: cliccando sul seguente link puoi rivedere la trasmissione di IcaroTV dedicata a Sandra Sabattini, in cui, al minuto 31’ 15” e al minuto 45’ 20” ci sono due brani di una intervista a don Roberto, con una riflessione sulla situazione attuale che stiamo vivendo nella Chiesa, sviluppata a partire dall'esperienza della nostra Comunità parrocchiale:
https://www.youtube.com/watch?v=WJzH9hadkmI

Per
scaricare i testi di due poesie sulle quali abbiamo riflettuto nell'ultimo incontro della Comunità parrocchiale, martedì 11 maggio.

Download Prima_del_viaggio_di_Eugenio_Montale_e_George_Gray_di_Edgar_Lee_Masters.pdf

DOMENICA 2 MAGGIO: SANTA MESSA NELL’ANNIVERSARIO DI SANDRA SABATTINI

SANTA MESSA NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA AL CIELO DI SANDRA SABATTINI: DOMENICA 2 MAGGIO ORE 19 NELLA CHIESA DI SAN GIROLAMO

Domenica 2 maggio la Santa Messa pomeridiana, eccezionalmente, non sarà celebrata alle 18.30 ma alle 19, poiché sarà presieduta dal nostro Vescovo Francesco in occasione dell'anniversario della nascita al cielo della nostra Sandra Sabattini, alla quale, in attesa della sua Beatificazione, guardiamo stupiti, riconoscendo nella sua esperienza come sia vero che «la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione» (Benedetto XVI, cit. in Francesco, Evangelii gaudium, 14): l'unica forza del cristianesimo, in ogni epoca, è l'attrattiva di Cristo, capace di fare Sua una giovane ventenne nella nostra Rimini e nel nostro tempo.

VEGLIA PASQUALE SAN GIROLAMO

La comunità parrocchiale di San Girolamo ha vissuto con grande intensità il Triduo Pasquale. Un amico ha commentato: “non l’avremmo vissuto così senza il percorso che stiamo facendo assieme”.

PAPA FRANCESCO: SI PUO' RICOMINCIARE SEMPRE

VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Basilica di San Pietro - Altare della Cattedra Sabato Santo, 3 aprile 2021

Le donne pensavano di trovare la salma da ungere, invece hanno trovato una tomba vuota. Erano andate a piangere un morto, invece hanno ascoltato un annuncio di vita. Per questo, dice il Vangelo, quelle donne «erano piene di spavento e di stupore» (Mc 16,8), piene di spavento, timorose e piene di stupore. Stupore: in questo caso è un timore misto a gioia, che sorprende il loro cuore nel vedere la grande pietra del sepolcro rotolata via e dentro un giovane con una veste bianca. È la meraviglia di ascoltare quelle parole: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto» (v. 6). E poi quell’invito: «Egli vi precede in Galilea, là lo vedrete» (v. 7). Accogliamo anche noi questo invito, l’invito di Pasqua: andiamo in Galilea dove il Signore Risorto ci precede. Ma cosa significa “andare in Galilea”?

Andare in Galilea significa, anzitutto, ricominciare. Per i discepoli è ritornare nel luogo dove per la prima volta il Signore li ha cercati e li ha chiamati a seguirlo. È il luogo del primo incontro e il luogo del primo amore. Da quel momento, lasciate le reti, essi hanno seguito Gesù, ascoltando la sua predicazione e assistendo ai prodigi che compiva. Eppure, pur stando sempre con Lui, non lo hanno compreso fino in fondo, spesso hanno frainteso le sue parole e davanti alla croce sono scappati, lasciandolo solo. Malgrado questo fallimento, il Signore Risorto si presenta come Colui che, ancora una volta, li precede in Galilea; li precede, cioè sta davanti a loro. Li chiama e li richiama a seguirlo, senza mai stancarsi. Il Risorto sta dicendo loro: “Ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Ricominciamo. Vi voglio nuovamente con me, nonostante e oltre tutti i fallimenti”. In questa Galilea impariamo lo stupore dell’amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. E così è il Signore: traccia sentieri nuovi dentro le strade delle nostre sconfitte. Lui è così e ci invita in Galilea per fare questo.

Ecco il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi: è possibile ricominciare sempre, perché sempre c’è una vita nuova che Dio è capace di far ripartire in noi al di là di tutti i nostri fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore – ognuno di noi sa, conosce le macerie del proprio cuore – anche dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un’opera d’arte, anche dai frammenti rovinosi della nostra umanità Dio prepara una storia nuova. Egli ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce. E in questi mesi bui di pandemia sentiamo il Signore risorto che ci invita a ricominciare, a non perdere mai la speranza.

Andare in Galilea, in secondo luogo, significa percorrere vie nuove. È muoversi nella direzione contraria al sepolcro. Le donne cercano Gesù alla tomba, vanno cioè a fare memoria di ciò che hanno vissuto con Lui e che ora è perduto per sempre. Vanno a rimestare la loro tristezza. È l’immagine di una fede che è diventata commemorazione di un fatto bello ma finito, solo da ricordare. Tanti – anche noi – vivono la “fede dei ricordi”, come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù ormai lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di cose del passato, di bei ricordi dell’infanzia, che non mi tocca più, non mi interpella più. Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada. Deve ravvivare ogni giorno l’inizio del cammino, lo stupore del primo incontro. E poi affidarsi, senza la presunzione di sapere già tutto, ma con l’umiltà di chi si lascia sorprendere dalle vie di Dio. Noi abbiamo paura delle sorprese di Dio; di solito siamo paurosi che Dio ci sorprenda. E oggi il Signore ci invita a lasciarci sorprendere. Andiamo in Galilea a scoprire che Dio non può essere sistemato tra i ricordi dell’infanzia ma è vivo, sorprende sempre. Risorto, non finisce mai di stupirci.

Ecco il secondo annuncio di Pasqua: la fede non è un repertorio del passato, Gesù non è un personaggio superato. Egli è vivo, qui e ora. Cammina con te ogni giorno, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando, nei sogni che ti porti dentro. Apre vie nuove dove ti sembra che non ci siano, ti spinge ad andare controcorrente rispetto al rimpianto e al “già visto”. Anche se tutto ti sembra perduto, per favore apriti con stupore alla sua novità: ti sorprenderà.

Andare in Galilea significa, inoltre, andare ai confini. Perché la Galilea è il luogo più distante: in quella regione composita e variegata abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme. Eppure Gesù ha iniziato da lì la sua missione, rivolgendo l’annuncio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana, rivolgendo l’annuncio agli esclusi, ai fragili, ai poveri, per essere volto e presenza di Dio, che va a cercare senza stancarsi chi è scoraggiato o perduto, che si muove fino ai confini dell’esistenza perché ai suoi occhi nessuno è ultimo, nessuno escluso. Lì il Risorto chiede ai suoi di andare, anche oggi ci chiede di andare in Galilea, in questa “Galilea” reale. È il luogo della vita quotidiana, sono le strade che percorriamo ogni giorno, sono gli angoli delle nostre città in cui il Signore ci precede e si rende presente, proprio nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa, il lavoro, le fatiche e le speranze. In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell’entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre, soprattutto nei poveri e in chi è messo ai margini. Ci stupiremo di come la grandezza di Dio si svela nella piccolezza, di come la sua bellezza splende nei semplici e nei poveri.

Ecco, allora, il terzo annuncio di Pasqua: Gesù, il Risorto, ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita. Egli ha piantato la sua presenza nel cuore del mondo e invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto ogni giorno, per riscoprire la grazia della quotidianità. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee, nella vita di tutti i giorni. Con Lui, la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e oltre la morte, il Risorto vive e il Risorto conduce la storia.

Sorella, fratello se in questa notte porti nel cuore un’ora buia, un giorno che non è ancora spuntato, una luce sepolta, un sogno infranto, vai, apri il cuore con stupore all’annuncio della Pasqua: “Non avere paura, è risorto! Ti attende in Galilea”. Le tue attese non resteranno incompiute, le tue lacrime saranno asciugate, le tue paure saranno vinte dalla speranza. Perché, sai, il Signore ti precede sempre, cammina sempre davanti a te. E, con Lui, sempre la vita ricomincia.

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LA CARNE DI CRISTO RISORTO

Omelia nella Veglia Pasquale
San Girolamo, Notte santa della Resurrezione, 3 aprile 2021

«Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”» (Mc 16,6-7).
Tornare in Galilea significa, sottolinea Papa Francesco, tornare nel «luogo della prima chiamata, dove tutto era iniziato» (Omelia nella Veglia Pasquale, 19 aprile 2014). Si tratta, innanzitutto, di riscoprire la nostra identità a partire dal sacramento del battesimo, tornando «alla radice della nostra fede e della nostra esperienza cristiana» (Ibid.).
Al tempo stesso non bisogna ugualmente dimenticare un’altra Galilea, «una “Galilea” più esistenziale: l’esperienza dell’incontro personale con Gesù Cristo, che mi ha chiamato a seguirlo e a partecipare alla sua missione» (Ibid.). Occorre «custodire nel cuore la memoria viva di quella chiamata, quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo» (Ibid.).
L’annuncio della Risurrezione è storicamente credibile, i documenti storici che l’attestano sono attendibili, siamo certi che i Vangeli sono stati scritti sulla base della testimonianza di chi ha visto e udito, di essi abbiamo riscontri in ritrovamenti archeologici e in altre fonti, di nessun altro testo dell’antichità abbiamo un numero così grande di copie vicinissime cronologicamente agli originali.
La certezza sulla Risurrezione, tuttavia, matura nell’incontro con il Risorto, potendo incrociare il Suo sguardo, sentendosi chiamare per nome come Maria Maddalena (Gv 20,16), riconoscendolo sulla stessa riva – del mare di Tiberiade come del mare di Rimini – potendo così tornare ad esclamare: «È il Signore!» (Gv 21,7).
È sempre la sorpresa di un incontro – per questo occorre tornare in Galilea (cfr. Mc 16, 7) – nel quale ci si impatta con uno sguardo umano capace di abbracciare tutta la nostra umanità ferita e bisognosa, senza dover scartare nulla, neppure il limite ed il peccato.
Un incontro umano in cui si è colpiti dall’accento di una umanità desiderabile, al punto che, come i primi, si segue senza indugio quell’uomo, mangiando con Lui, invitandolo a pescare, lasciandosi spiazzare e cambiare dal suo sguardo sulle persone e sulla realtà, sperimentando una corrispondenza unica con le esigenze del nostro cuore e sorprendendosi a riconoscere che Egli è diventato il nostro centro affettivo, senza il quale non potremmo più vivere: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6, 68-69).
Il percorso della fede deve continuamente ripartire dalla “Galilea” del primo incontro, lasciandosi continuamente sorprendere dalla modalità nuova con cui Cristo Risorto continua ad afferrarci ora. Gli stessi discepoli di Gesù sono dovuti passare dalla Passione e dalla Morte, affinché l’esperienza vissuta con Lui non rimanesse confinata in un passato, di cui avere tutt’al più un bel ricordo.
La fisicità di Cristo risorto ora coincide con la carne dei volti, dei fatti, degli incontri, degli sguardi nei quali la Sua Presenza irrompe nella mia vita, una carne che è davanti ai miei occhi anche ora, quella carne che si può vedere e toccare e che mi porta a riconoscere come Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28).

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