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PARROCCHIA S. GIROLAMO

L’EUROPA RITROVA SPERANZA QUANDO L’UOMO È AL CENTRO

“L’EUROPA RITROVA SPERANZA QUANDO L’UOMO È AL CENTRO DELLE SUE ISTITUZIONI. SAN BENEDETTO, PREGA PER NOI!”.

È il tweet lanciato ieri da Papa Francesco sull’account @Pontifex, in occasione della festività della traslazione del corpo di san Benedetto da Norcia, fondatore dell’Ordine benedettino e patrono d’Europa.

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LO SCANDALO DELL’INCARNAZIONE: L’EVENTO SCONCERTANTE DI UN DIO FATTO CARNE

Ci domandiamo: come mai i compaesani di Gesù passano dalla meraviglia all’incredulità? Essi fanno un confronto tra l’umile origine di Gesù e le sue capacità attuali: è un falegname, non ha fatto studi, eppure predica meglio degli scribi e opera miracoli. E invece di aprirsi alla realtà, si scandalizzano. Secondo gli abitanti di Nazaret, Dio è troppo grande per abbassarsi a parlare attraverso un uomo così semplice! È lo scandalo dell’incarnazione: l’evento sconcertante di un Dio fatto carne, che pensa con mente d’uomo, lavora e agisce con mani d’uomo, ama con cuore d’uomo, un Dio che fatica, mangia e dorme come uno di noi. Il Figlio di Dio capovolge ogni schema umano: non sono i discepoli che hanno lavato i piedi al Signore, ma è il Signore che ha lavato i piedi ai discepoli (cfr. Gv 13,1-20). Questo è un motivo di scandalo e di incredulità non solo in quell’epoca, in ogni epoca, anche oggi.
Il capovolgimento operato da Gesù impegna i suoi discepoli di ieri e di oggi a una verifica personale e comunitaria. Anche ai nostri giorni infatti può accadere di nutrire pregiudizi che impediscono di cogliere la realtà. Ma il Signore ci invita ad assumere un atteggiamento di ascolto umile e di attesa docile, perché la grazia di Dio spesso si presenta a noi in modi sorprendenti, che non corrispondono alle nostre aspettative. [...]
Dio non si conforma ai pregiudizi. Dobbiamo sforzarci di aprire il cuore e la mente, per accogliere la realtà divina che ci viene incontro. Si tratta di avere fede: la mancanza di fede è un ostacolo alla grazia di Dio. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, ma ad essi non corrisponde una reale adesione alla persona di Gesù e al suo Vangelo. Ogni cristiano - tutti noi, ognuno di noi - è chiamato ad approfondire questa appartenenza fondamentale, cercando di testimoniarla con una coerente condotta di vita, il cui filo conduttore sempre sarà la carità.

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LA TENTAZIONE DI UN CRISTIANESIMO SENZA CRISTO

Omelia nella XIV domenica del Tempo Ordinario
San Girolamo, 8 luglio 2018

Oggi la Liturgia ci propone il brano del Vangelo secondo Marco in cui viene descritta la prima obiezione a Gesù – che, in fondo, è lo scandalo di sempre rispetto alla sua persona, anche per noi oggi – che nasce proprio tra chi lo conosceva bene, lo aveva visto crescere e lo frequentava. Lo scandalo blocca dunque – oggi come duemila anni fa – innanzitutto coloro che pensano già di conoscere Gesù: «molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo di scandalo». (Mc 6,2-3).
Al termine dell’anno scolastico, un ragazzo senegalese di fede musulmana, il quale, pur non avvalendosi dell’IRC, rimane quasi sempre in classe per seguire le ore di religione, quando ho chiesto cosa lo avesse colpito e interessato di più delle nostre lezioni, mi ha sorpreso rispondendo: «le ferite di Gesù». Si riferiva, evidentemente, a due occasioni in cui, attraverso l’osservazione della Sindone, avevo parlato della Passione di Cristo. Un ragazzino musulmano colpito dall’umanità di Gesù! Mentre a noi capita, a volte, di fare riunioni intere senza nominare il Suo nome, senza un istante di commozione per la Sua presenza, riconosciuta e amata. Per questo il Papa parla della «tentazione di essere cristiani senza Cristo» (Omelia a Santa Marta, 27.06.13), ovvero «senza carne» (Gaudete et exsultate, 37).
Qual è la natura di questo scandalo? Non si tratta di un rifiuto teorico di Gesù, ma, più spesso di quanto possiamo rendercene conto, siamo scandalizzati dal fatto che Dio ci venga incontro in uno di noi, un uomo, con cui si può mangiare e bere, che accoglie i peccatori, prostitute e pubblicani, e sta a tavola con loro: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?» (Mt 9,11). Gridiamolo invece anche noi oggi: l’esperienza della Chiesa è generata da un abbraccio di misericordia da cui nessuno è escluso, in qualsiasi situazione si trovi! Non si tratta di una dottrina o di una legge, ma di un uomo in carne ed ossa, che entra nella nostra vita con la sua umanità, attraverso un incontro umano, un volto, uno sguardo, che ci afferra ad uno ad uno. La Chiesa non è un’azienda che organizza attività – quante volte il Papa ci ripete che non è una ONG! – ma un organismo che vive di questo contagio umano, in cui si comunica il fascino di una presenza che, sola, può attrarre davvero il cuore rendendolo libero, mentre regole e dottrine stancano e ci fanno schiavi di schemi imposti da noi o da altri.
Quello che a noi fa scandalo (cfr. Mc 6,3) è che la potenza di Dio agisca attraverso la nostra povera umanità e, di fronte alla complessità di questo “cambiamento d’epoca”, operi attraverso la fragilità di un incontro umano “casuale”, non attraverso la forza di una organizzazione che si rivolge alle masse, ma in un rapporto personale con ogni uomo e ogni donna che si incontra. Questa settimana si è rinnovata per me l’esperienza di questo sguardo umano, che ha a cuore la singola persona, in una uscita con il gruppo dei giovanissimi, che abbiamo fatto a Gabicce Monte, dormendo in tenda una notte per poi vedere insieme sorgere l’alba in uno splendido punto panoramico. Per varie concomitanze, tra cui le vacanze in famiglia per alcuni, ci siamo ritrovati con non molti partecipanti, e, per il fatto stesso di essere in pochi, altri hanno rinunciato, per cui il gruppetto si è molto ridotto rispetto ai numeri consueti dei nostri ritrovi. Con Marco, l’adulto che condivide questo lavoro educativo coi ragazzi, abbiamo deciso ugualmente di fare l’uscita, anche con pochi, poiché, ci siamo detti, «la faremmo anche per una persona sola». Proprio per questo, per me e per Marco innanzitutto, è stata un’esperienza di grandissima intensità, soprattutto nell’attesa dell’alba al mattino, quando mi sono reso conto che già la luce dell’aurora rivela una preferenza unica, per me e per te. Come il sole sorge ogni mattino così Dio ci precede ridonandoci la vita istante per istante: a un certo punto, appena levato il sole, una scia di luce sul mare pareva richiamare a questa preferenza. Sì, perché quella bellezza ci è data affinché il nostro cuore possa riconoscere Colui che ce la dona e che avrebbe fatto l’universo intero anche solo per uno di quei ragazzi, anche solo per me e per te. Marco mi ha detto di aver visto l’alba tantissime volte da piccolo, grazie alla mamma che faceva alzare presto i figli per mostrare loro questo spettacolo, ma vederla così, insieme e con questo sguardo, è tutta un’altra cosa. Appunto, uno sguardo umano che ti raggiunge ad uno ad uno, nella certezza che anche il volto di uno solo è più prezioso dell’universo intero.
Vivendo questa esperienza mi è venuto in mente il racconto di un sacerdote che, visitando una missione del PIME sul Rio delle Amazzoni, era rimasto colpito da un missionario il quale, affrontando pericoli di ogni specie nella foresta e rischiando ogni volta la vita camminando per ore e ore, andava a trovare un solo indigeno. Uno! Questo è lo sguardo di Cristo per ognuno di noi. Di fronte all’enormità dei problemi del mondo e all’urgenza della missione della Chiesa, la risposta non è nella potenza di una strategia o di un progetto, ma nel gesto con cui il missionario mette in gioco la propria vita e dedica giorni e giorni per una sola persona. A noi questa logica dell’agire di Dio scandalizza, ma è l’unica modalità con cui la nostra vita può cambiare, poiché solo l’attrattiva di uno sguardo umano, che ha a cuore me e te, può affascinarci e portare nella nostra esistenza una reale novità. Una ragazzina che ha partecipato al Campeggio della scorsa settimana descrive così l’esperienza vissuta, facendo riferimento alla “Storia della valle nella nebbia” che ci ha accompagnato: «sono uscita dalla nebbia quando, stando in silenzio nel bosco, abbiamo sentito i suoni della natura. Eravamo dodici ragazzi come gli apostoli [non è una esagerazione, perché è il medesimo incontro con la stessa umanità di Gesù di cui narra il Vangelo] e mi sono sentita una agli occhi di Dio». Una! Unica, amata, scelta, preferita. Solo così la vita cambia. Un’altra amica ha aggiunto, dopo aver osservato il cielo nell’ultima serata: «ognuno di noi è speciale come le stelle». Occorre questa semplicità e questa apertura, senza la quale Gesù non può neppure operare i miracoli (Mc 6,5). Non si tratta di espressioni poetiche o sentimentali. Me ne sono accorto ieri, parlando con una persona ammalata, poiché nel dialogo con lei era evidente che non c’è nulla di più concreto, per affrontare con gusto pieno l’esistenza, del riconoscimento di essere voluti e amati.
E noi siamo disposti a comprometterci con Dio, che sceglie di entrare in rapporto con noi attraverso l’umanità di Qualcuno con cui puoi mangiare e bere?

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LA COMMOZIONE DI CRISTO PER LA NOSTRA DOMANDA

Omelia nella Santa Messa esequiale per Gianfilippo Brunetti - San Girolamo 4 luglio 2018

“Non piangere” (Lc 7,13). Come può Gesù dire “Non piangere” a questa donna che, già vedova, portava al sepolcro l’unico figlio? Per questa sua profonda commozione, per cui lui stesso era “preso da grande compassione” (Lc 7,13).
Per cosa è commosso Gesù? Per il dolore immenso di un genitore a causa della morte di un figlio, per la fragilità della nostra condizione umana, che lui stesso, Dio fatto carne, ha condiviso, per il bisogno che anche la morte di Gianfilippo grida. Ma cosa cerca Cristo in tutto questo, che cosa provoca la sua struggente commozione?
In questi giorni il babbo Stefano mi ha parlato a lungo di Gianfilippo, del suo lavoro e dei suoi molteplici interessi, e, soprattutto, di una vita che non fosse una “vitina”, cioè dell’esigenza, di cui lui parlava, di una “vita piena”. È questo desiderio che commuove Gesù, è di questo desiderio che Cristo si fa mendicante, è di questa domanda di cui è costituito il cuore di ogni uomo, è di questa esigenza insopprimibile che Cristo è innamorato ed è questa stessa domanda che testimonia in ogni gesto – fosse anche il più contraddittorio e incomprensibile – e in ogni brandello della nostra carne, che siamo fatti per l’eternità.
Una domanda che ora si esprime, nella circostanza dolorosa della morte di Gianfilippo, in un grido: “Perché?”. Anni fa sentii raccontare da un amico sacerdote di quando, il giorno della morte di sua sorella, la madre gridava nei corridoi dell’ospedale: “Perché?”. I medici le rispondevano spiegando le cause cliniche della morte, ma in questo modo le dicevano “come” era morta, non quello che lei aveva bisogno di sapere, ovvero il significato della sua morte. Così a questo “Perché”, che emerge oggi come un grido – innanzitutto nel cuore dei genitori, della sorella, degli altri familiari e amici di Gianfilippo –, non può rispondere l’analisi di “come” è morto questo giovane. Noi abbiamo bisogno del “Perché”, nel senso del significato di questa nostra vita. Un “Perché” a cui non può rispondere una definizione teorica, un concetto o una spiegazione, e neppure il miracolo della resurrezione, che compie Gesù restituendo il figlio alla vedova di Nain (Lc 7, 14-15), poiché, qualche anno dopo questo fatto prodigioso, anche quest’uomo è morto, come moriremo io e voi. Neppure la durata dell’esistenza può rispondere: senza un significato, anche vivere cent’anni diventerebbe insopportabile. A questo dramma risponde solo la tenerezza potente dell’abbraccio di Cristo – “Donna non piangere!” – che compie la promessa contenuta nel desiderio di una “vita piena”: c’è questa “vita della vita”, e noi siamo qui oggi a pregare per accompagnare Gianfilippo nella consegna di sé a questo abbraccio, denso di una misericordia più grande di qualsiasi male che possiamo subire o commettere, una misericordia che lascerà sempre lo spazio alla nostra libertà affinché ognuno di noi possa lasciarsi abbracciare e perdonare, fosse anche solo nell’ultimo istante dell’esistenza. Noi imploriamo questa misericordia, noi bramiamo questa “vita della vita”, per la quale siamo fatti. Io non so perché la vita di Gianfilippo si compie a questa giovane età, non so perché la vita di altri termina ancora più prematuramente, mentre altri ancora hanno il dono di una lunga esistenza terrena. Io sono certo dell’amore di Dio, per aver incrociato quello sguardo di Gesù: “Non piangere” (Lc 7,13). Sono certo che la promessa di quella “vita piena”, che Gianfilippo desiderava, è fatta per compiersi. Recentemente Papa Francesco ha ricordato che “dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza, occorre rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio” (Angelus, 17 giugno). Sono certo che anche questa misteriosa circostanza – misteriosa, ovvero densa dell’iniziativa di un Mistero buono – è segnata da questo “agire sommesso ma potente di Dio”. Sono sicuro che, come sempre il Papa ci ricorda, Dio “è misteriosamente presente nella vita di ogni persona” (Gaudete et exsultate, 42), per cui Gianfilippo è ultimamente definito dal suo rapporto con Colui che lo ha tratto dal nulla, che lo ha amato e voluto e che continua a crearlo per l’eternità.
Mentre affidiamo Gianfilippo alla Misericordia di Dio, preghiamo per il babbo, la mamma, la sorella, tutti i familiari e gli amici, affinché ciascuno di noi non si accontenti – mi permetto di ripetere una sua espressione riportata dal babbo – di una “vitina” e brami incessantemente la “vita della vita”, lasciandosi provocare da questa circostanza dolorosa a prendere sul serio la propria esistenza e l’urgenza del bisogno di un significato per vivere.
La Madonna, che ha sofferto più di ogni altro per la morte del Figlio, custodisca questa nostra domanda e ci accompagni nel lasciarci abbracciare da Cristo risorto, affinché possiamo sperimentare quella Misericordia che “resta l’ultima parola, anche su tutte le brutte possibilità della storia” (Luigi Giussani).

Puoi scaricare il testo in formato pdf:

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«LA FORMAZIONE CRISTIANA NON È BASATA SULLA FORZA DI VOLONTA' MA SULL'ACCOGLIENZA DELLA SALVEZZA»

Ancora dalla Catechesi di Papa Francesco nell'Udienza generale di ieri:

La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull’accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: prima il Mar Rosso, poi il Monte Sinai. Prima la salvezza: Dio salva il suo popolo nel Mar Rosso; poi nel Sinai gli dice cosa deve fare. Ma quel popolo sa che queste cose le fa perché è stato salvato da un Padre che lo ama.

«ESSERE CRISTIANO È UN CAMMINO DI LIBERAZIONE!»

Dalla Catechesi di Papa Francesco durante l'Udienza generale di ieri, mercoledì 27 giugno.

La vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei “doveri” denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è “nostro”. Io devo fare questo, questo, questo … Solo doveri. Ma ti manca qualcosa! Qual è il fondamento di questo dovere? Il fondamento di questo dovere è l’amore di Dio Padre, che prima dà, poi comanda. Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Ma essere cristiano è un cammino di liberazione!

«L’AGIRE SOMMESSO MA POTENTE DI DIO»

Papa Francesco ci ricorda che il protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo. Senza la Sua opera anche i “piani pastorali perfetti” falliscono. Occorre “entrare nella logica della imprevedibilità di Dio, che supera i nostri progetti, i nostri calcoli, le nostre previsioni”, poiché Lui è “il Dio delle sorprese”.
Egli agisce “dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza”, per questo “occorre rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio”.

Leggi alcuni brani da due recenti interventi del Papa:

Download L_agire_sommesso_ma_potente_di_Dio.pdf

«L’AGIRE SOMMESSO MA POTENTE DI DIO»

Dalle parole del Papa prima dell'Angelus di domenica scorsa:

Il messaggio che questa parabola [Mc 4,26-34] ci consegna è questo: mediante la predicazione e l’azione di Gesù, il Regno di Dio è annunciato, ha fatto irruzione nel campo del mondo e, come il seme, cresce e si sviluppa da sé stesso, per forza propria e secondo criteri umanamente non decifrabili. Esso, nel suo crescere e germogliare dentro la storia, non dipende tanto dall’opera dell’uomo, ma è soprattutto espressione della potenza e della bontà di Dio, della forza dello Spirito Santo che porta avanti la vita cristiana nel Popolo di Dio. […] Ieri come oggi, il Regno di Dio cresce nel mondo in modo misterioso, in modo sorprendente, svelando la potenza nascosta del piccolo seme, la sua vitalità vittoriosa. Dentro le pieghe di vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza, occorre rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio. […] Non è facile per noi entrare in questa logica della imprevedibilità di Dio e accettarla nella nostra vita. Ma oggi il Signore ci esorta a un atteggiamento di fede che supera i nostri progetti, i nostri calcoli, le nostre previsioni. Dio è sempre il Dio delle sorprese. Il Signore sempre ci sorprende. È un invito ad aprirci con più generosità ai piani di Dio, sia sul piano personale che su quello comunitario.

PAPA FRANCESCO AI PELLEGRINI: «NELLA VITA NON SI PUÒ RESTARE FERMI».

Da www.avvenire.it

Macerata-Loreto.
Centomila pellegrini, Papa Francesco: «Mai restare fermi»
di Lucia Bellaspiga, inviata a Macerata sabato 9 giugno 2018

In cammino nella notte per raggiungere la Santa Casa e inginocchiarsi davanti alla Madonna Nera. Testimonianze di speranza.

«Sbagliammo strada e camminammo sotto un diluvio. Eravamo in trecento e arrivammo stremati a Loreto. Pensavo che dopo quel fallimento nessuno sarebbe più venuto al nostro pellegrinaggio». Era il 1978 e un giovane prete, don Giancarlo Vecerrica, si inventava la prima Macerata-Loreto, 28 chilometri di pellegrinaggio notturno fino alla Santa Casa e alla Madonna Nera. Allora a seguirlo erano i suoi studenti di liceo e qualche universitario. Ieri notte, a 40 anni esatti da quel temuto “fallimento”, a seguire Giancarlo Vecerrica, vescovo emerito di Fabriano-Matelica, erano in centomila.
Era rivolta a loro la telefonata di papa Francesco accolta alle 20.30 da un fragoroso applauso: «A me piace quando vedo giovani coraggiosi che si mettono in cammino per andare la notte, è un buon segnale, perché nella vita non si può restare fermi, un giovane non può restare fermo, se no va in pensione a venti anni. La gioventù è per andare avanti, per scommettere e dare frutti».
Commosso «dalla fedeltà del Papa» lo stesso Vecerrica, «è la sesta volta che ci telefona, santità». La felicità, ha proseguito Francesco, non è cosa che si compra al supermercato, ma «viene dall’amare e dal lasciarsi amare. Non la danno le guerre né le inimicizie e nemmeno il chiacchiericcio. Andate avanti sempre guardando l’orizzonte, ogni giorno un passo in più, questa è la felicità che consiste nell’amare Dio e gli altri».
Giunti da tutta Italia e dall’estero, i centomila hanno gremito fin dal pomeriggio lo stadio di Macerata, dove hanno atteso l’arrivo della Fiaccola della pace, benedetta giorni fa dal Pontefice in piazza San Pietro e portata da 35 atleti attraverso i luoghi del terremoto. Scesa la notte, si sono messi in cammino, dopo aver assistito alla Messa presieduta dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, con la partecipazione del cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, e dei vescovi delle Marche. «Siamo invitati a camminare pensando ai giovani e pregando per loro in preparazione al Sinodo dei vescovi di ottobre – ha detto Ouellet nell’omelia –. E noi vescovi questa intenzione l’abbiamo a cuore, perché ci sembra di vedere i giovani del nostro tempo cercare la loro strada in ordine sparso, ognuno per proprio conto».
“Che cercate?” è infatti il tema di quest’anno, che ripropone la stessa domanda di Gesù ad Andrea e Giovanni, ma riecheggia anche il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della gioventù: «E voi giovani, che cosa vi preoccupa di più nel profondo? Una paura che esiste in molti di voi è di non essere amati… Sappiate che la Chiesa si fida di voi, voi fidatevi della Chiesa. Accettate la sfida?». Questo cercare, questa sete e questa fame che a volte ci divorano, ha ricordato nel suo messaggio il presidente di Cl, don Juliàn Carròn, «è proprio il segno della nostra grandezza».
Forti le testimonianze di Uwa e Frank, nigeriani di 15 anni arrivati due anni fa dal mare. Sfuggiti alla morte, venduti schiavi, «soli al mondo, senza mamma e papà, con la pelle scura, chi mai si sarebbe preoccupato di me?», si chiedevano allora, «ma a Termini Imerese ci hanno accolti e noi non abbiamo più paura. Abbiamo capito che tutti cerchiamo solo una cosa, di essere amati. Come il giorno che papa Francesco ci ha guardati: eravamo unici e speciali ai suoi occhi».
Se in mezzo a tante risorse tecnologiche i ragazzi incontrano spesso muri, vuoti, solitudine – ha meditato il cardinale Ouellet – «il nostro pellegrinaggio è allora un abbraccio fraterno nella fede che dice: non stare solo, camminiamo insieme nella vita come cammineremo stanotte, verso una meta impegnativa ma sicura». Per vivere davvero il tema del pellegrinaggio occorre immedesimarsi nel brano del Vangelo in cui Gesù guarda fisso negli occhi i discepoli e fa loro questa domanda, ha ammonito Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia: «Fratello, sorella, che cammini in questa notte di grazia, il Signore si rivolge a te, lasciati guardare da Lui».
È con questo spirito che alle 22 l’enorme serpentone festoso e colorato ha lasciato lo stadio seguendo le centinaia di insegne con i nomi dei paesi e delle città di provenienza, per confluire tutto in un unico traguardo, la Santa Casa di Loreto, dove all’alba ha trovato ad accoglierlo l’arcivescovo prelato di Loreto, Fabio Dal Cin, il cardinale Ouellet, il vescovo di Fabriano-Matelica, Stefano Russo, e Rocco Pennacchio, arcivescovo di Fermo. Ultima a fare il suo ingresso sul sagrato, come sempre, la Madonna Nera, che ha atteso anche l’ultimo tra i centomila pellegrini.

«L’INCONTRO CON LA CARNE DI CRISTO»

Riporto di seguito due brani tratti da due interventi del Papa pronunciati nei giorni scorsi.
Nel primo testo il Santo Padre ribadisce l’essenziale dell'esperienza cristiana: non un’idea o una morale, ma l’incontro con la carne di Cristo.
Nel secondo testo Francesco mette in evidenza come l'allontanarsi da questo incontro fa perdere la libertà, perché fa tornare prigionieri degli schemi del mondo, come succede a un gruppo o a una Comunità cristiana, quando si allontana dall’incontro con Gesù e si affida ad altri criteri, estranei all’esperienza del rapporto con Lui.
Sono due passaggi decisivi per il cammino della nostra comunità di San Girolamo.

INTERVISTA ALL'ECO DI BERGAMO, 24 maggio.
Il Cristianesimo non è un ideale da seguire, una filosofia cui aderire o una morale da applicare. È anzitutto un incontro con Gesù Cristo che ci fa riconoscere nella carne dei fratelli e delle sorelle la sua stessa presenza. La Scrittura continuamente ci invita a superare il legalismo e l`esteriorità per
condurci al cuore del Vangelo: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l`avete fatto a me”. La carne del fratello è la carne di Cristo che si presenta a me
oggi, qui! È andare a dividere il pane con l`affamato, curare gli ammalati, gli anziani, quelli che non possono darci niente in contraccambio, ma proprio niente.

OMELIA A SANTA MARTA, 29 maggio.
È semplice il modello di santità ma non è facile essere santi […]. La chiamata alla santità, che è la chiamata normale, è la chiamata a vivere da cristiano, cioè vivere da cristiano è lo stesso che dire “vivere da santo”. Tante volte noi pensiamo alla santità come a una cosa straordinaria, come avere delle visioni o preghiere elevatissime. Addirittura alcuni pensano che essere santo significhi avere una faccia da immaginetta. Invece essere santi è un’altra cosa […] Pietro spiega chiaramente cosa significa camminare sulla santità: “Ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà”. Perciò camminare verso la santità è camminare verso quella luce, quella grazia che ci viene incontro […] è essere in tensione verso l’incontro con Gesù Cristo. […] Nella lettera ai Romani Paolo […] dice: non entrate – lì la traduzione è “non conformatevi, non entrate negli schemi”: questa è la traduzione corretta di questo consiglio – negli schemi del mondo, non entrate negli schemi, nel modo di pensare mondano […] perché questo ti toglie la libertà. […] Quando noi torniamo […] al modo di vivere che avevamo prima dell’incontro con Gesù Cristo o quando noi torniamo agli schemi del mondo, perdiamo la libertà.

Si può scaricare il testo in formato pdf cliccando sulla riga seguente:

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QUESTO E' IL MIO CORPO - IL DISCORSO DEL VESCOVO ALLA CITTA' IN OCCASIONE DEL CORPUS DOMINI

QUESTO È IL MIO CORPO!
Il Discorso del Vescovo alla città in occasione del Corpus Domini.

Al termine del Discorso mons. Lambiasi si è unito all'appello del Card. Bassetti ed ha invitato a pregare per l'Italia con le parole di San Giovanni Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. (…) La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace».

Cliccando sulla riga seguente si può scaricare il testo del Discorso alla Città in formato pdf.

Download Corpus_Domini_intervento_Vescovo_31.05.18.pdf

L’APPELLO DEL CARDINALE BASSETTI: «PRIMA IL BENE COMUNE»

Le parole del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da Avvenire del 30.05.2018.

Di fronte alla crisi sociale e politica in cui è precipitata la «nostra diletta Italia» ogni persona di buona volontà ha il dovere di rinnovare il proprio impegno, ciascuno nel suo ruolo, per il bene supremo del Paese. Mai come oggi c’è un urgente bisogno di uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità, parlando con franchezza, senza nascondere le difficoltà, senza fare promesse irrealizzabili ma indicando una strada e una meta. Questo è il tempo grave della responsabilità e non certo dello scontro istituzionale, politico e sociale. Per il bene delle famiglie, dei giovani e dei figli del popolo italiano.

Invito tutti gli uomini e le donne di buona volontà affinché si prendano cura del nostro amatissimo Paese con un umile spirito di servizio e senza piegarsi a visioni ideologiche, utilitaristiche o di parte. E rinnovo l’appello di don Luigi Sturzo a «tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria». È infatti eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale. Una rabbia che in queste ore trova drammaticamente spazio in uso irresponsabile ed esecrabile dei social network persino contro la persona del Presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini.

Mai come in questi giorni c’è assoluto bisogno di rispettare la volontà popolare, che si è espressa liberamente il 4 marzo, e tutte le Istituzioni civili che rappresentano l’architrave insostituibile della nostra democrazia e della nostra libertà: dalla più elevata, il Capo dello Stato, alla più rappresentativa, il Parlamento.
In questo momento difficile servono, dunque, parole di concordia e di dialogo per abbattere i muri di inimicizia e per superare lo spirito di divisione che sembra diffondersi nel Paese. Noi tutti rivestiti di responsabilità abbiamo il compito, per primi, di pacificare gli animi e di dare dei segnali concreti di speranza attraverso un linguaggio sobrio e consapevole. E oggi, tutti assieme, con carità e con senso del dovere, possiamo scrivere la prima pagina, forse la più importante.

Nel nome dell’Italia e dell’unità del Paese.

Esorto, quindi, tutti i credenti a pregare, e tutti gli italiani a lavorare, insieme, per la custodia e la salvezza del nostro grande e bellissimo Paese. A questo proposito, faccio mie alcune preziose parole della preghiera per l’Italia scritta da san Giovanni Paolo II: «O Dio, nostro Padre, ti lodiamo e ringraziamo. Tu che ami ogni uomo e guidi tutti i popoli, accompagna i passi della nostra nazione, spesso difficili ma colmi di speranza. (…) La tua legge d’amore conduca la nostra comunità civile a giustizia e solidarietà, a riconciliazione e pace». Che Dio benedica l’Italia!

Cliccando sulla riga seguente si può scaricare l'articolo di Avvenire in formato pdf:

Download Card._Bassetti_su_Avvenire_del_30.05.18.pdf

Avvisi dati al termine delle SS. Messe di Domenica 27: MERCOLEDI' 30 INCONTRO SULLA GAUDETE ET EXSULTATE, GIOVEDI' 31 PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI

GIOVEDÌ 31 MAGGIO: CORPUS DOMINI
ore 20,30: Solenne Concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo nella Chiesa di S. Agostino. A seguire la Processione col SS. Sacramento fino all'Arco d'Augusto. Alle ore 22,00 la conclusione, col discorso del Vescovo alla città e la Benedizione eucaristica.

PAPA FRANCESCO: GAUDETE ET EXSULTATE
In questo mese di Maggio ci proponiamo la lettura dell'Esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, MERCOLEDÌ 30 MAGGIO, alle 21 nella Casa parrocchiale, ci confronteremo a partire dalla lettura e dall'esperienza personale di ciascuno. Questo ritrovo sarà aperto a tutti, compresi coloro che non sono riusciti a partecipare all'incontro di presentazione e non saranno riusciti a leggere il testo.

40° PELLEGRINAGGIO A PIEDI DA MACERATA A LORETO
Sabato 9 giugno un gruppo di parrocchiani parteciperà al 40° Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto. Chi volesse aggiungersi deve comunicarlo oggi o domani presto a don Roberto (quota € 30).

NUOVO ORARIO DELLA PRIMA MESSA FESTIVA
Da giugno ad agosto, quindi da domenica prossima, la prima Santa Messa delle domeniche e dei giorni festivi sarà celebrata alle 8.30.

ADORAZIONE EUCARISTICA CON PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Domenica prossima, 3 giugno, prima domenica del mese, alle ore 17.15: Adorazione eucaristica con preghiera per le vocazioni.

INCONTRO GIOVANI
Domani sera, lunedì 28 maggio, alle 19.30 ritrovo del gruppo dei giovanissimi.

INCONTRO FAMIGLIE
Sabato prossimo, 2 giugno, alle ore 17 incontro delle giovani famiglie.

Tutti gli avvisi, con testi e immagini della vita della comunità, si trovano sul sito della Parrocchia: www.sangirolamo.org

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GIOVEDI' 31 MAGGIO CORPUS DOMINI: PROCESSIONE PER LE VIE DEL CENTRO STORICO E DISCORSO DEL VESCOVO ALLA CITTA'

Programma della Celebrazione del CORPUS DOMINI
GIOVEDI' 31 MAGGIO

ore 20,30: S.Messa nella Chiesa di S.Agostino
ore 21,15 circa: partenza in processione fino all'Arco d'Augusto
ore 22,00 conclusione con discorso del Vescovo alla città e benedizione eucaristica

AVVISI SABATO E DOMENICA 19-20 MAGGIO

PAPA FRANCESCO: "GAUDETE ET EXSULTATE"

In questo mese di Maggio ci proponiamo la lettura dell'Esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, MERCOLEDI' 30 MAGGIO, alle 21 nella Casa parrocchiale, ci confronteremo a partire dalla lettura e dall'esperienza personale di ciascuno. Questo ritrovo sarà aperto a tutti, compresi coloro che non sono riusciti a partecipare all'incontro di presentazione e non saranno riusciti a leggere il testo.

Sabato 9 giugno si svolgerà il 40° Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, con partenza dallo stadio di Macerata (ore 20.30 Santa Messa presieduta dal Card. Beniamino Stella, di seguito inizio del cammino) e con arrivo alle 6.30 a Loreto. E' necessario iscriversi al più presto contattando don Roberto (quota € 30).

CAMPEGGIO ESTIVO per bambini e ragazzi (dalla 4a elementare alla 1a media) dal 28 giugno al 1 luglio a CANCELLINO (PASSO DEI MANDRIOLI), quota € 80.

Big papa gaudete copertina montaggio full text sismografo

AVVISI DELLA SETTIMANA

MERCOLEDI' 16 MAGGIO alle ore 21 nella Parrocchia di S. Agostino si svolgerà l'incontro mensile del gruppo adulti di Azione Cattolica delle Parrocchie San Girolamo e Sant'Agostino. Come sempre l'incontro è aperto a tutti coloro che desiderano partecipare.

Per non sovrapporci a questo incontro, il secondo momento dedicato alla "Gaudete et exsultate", l'esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, NON si svolgerà GIOVEDI' 17 MAGGIO ma, invitando ciascuno a leggere il testo, già ampiamente diffuso, per tutto questo mese di Maggio, ci diamo appuntamento MERCOLEDI' 30 MAGGIO, alle 21 nella Casa parrocchiale, dove ci confronteremo a partire dalla lettura e dall'esperienza personale di ciascuno. Questo ritrovo è anch'esso aperto a tutti, compresi coloro che non sono riusciti a partecipare all'incontro di presentazione del testo.

SABATO 19 MAGGIO si svolgerà il Pellegrinaggio proposto dall'Azione Cattolica di Rimini al Santuario di Saiano. Partenza alle ore 18 da Villa Verucchio (Parco Marecchia), Alle ore 22 Santa Messa presieduta dal Vescovo Francesco.

Sabato 9 giugno si svolgerà il 40° Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, con partenza dallo stadio di Macerata (ore 20.30 Santa Messa presieduta dal Card. Beniamino Stella, seguito inizio del cammino con arrivo alle 6.30 a Loreto. E' necessario iscriversi al più presto contattando don Roberto (quota € 30).

CAMPEGGIO ESTIVO per bambini e ragazzi (dalla 4a elementare alla 1a media) dal 28 giugno al 1 luglio a CANCELLINO (PASSO DEI MANDRIOLI), quota € 80.

AVVISI DELLA SETTIMANA

Il secondo incontro sulla "Gaudete et exsultate", l'esortazione apostolica di Papa Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, NON si svolgerà mercoledì 9, essendo stato rimandato a GIOVEDI' 17 MAGGIO, poiché in questa settimana ci sono vari appuntamenti proposti a livello diocesano.

Domenica 13 maggio alle ore 11 Santa Messa con Prima Comunione e Conferimento della Cresima. Nel pomeriggio il PELLEGRINAGGIO MARIANO DELLA ZONA PASTORALE con partenza alle ore 15 in Piazzale Kennedy e cammino di preghiera fino al Santuario mariano di S. Chiara.

Giovedì 10 maggio alle ore 21 presso la Sala del Giudizio del Museo della Città in viale Tonini, l'Azione Cattolica propone un incontro con Matteo Truffelli (Presidente nazionale di AC) e Piergiorgio Grassi, sul tema "Cristiani e politica nel passaggio d'epoca".

Venerdì 11 maggio alle ore 20.45 in Sala Manzoni, il Servizio Diocesano per il Progetto culturale propone l'ultimo incontro della serie "C'è campo per Dio? Giovani sulle tracce di Dio" con Franco Garelli (sociologo, Università di Torino) e Marco D'Agostino (Rettore del Seminario di Cremona).

Sabato 12 maggio HAPPENING DEI GIOVANI in Piazza Cavour proposto dalla Diocesi di Rimini a tutti i ragazzi, dalle 16 alle 19.30.

Sabato 9 giugno si svolgerà il 40° Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, con partenza dallo stadio di Macerata (ore 20.30 Santa Messa e di seguito inizio del cammino con arrivo alle 6.30 a Loreto. E' necessario iscriversi al più presto contattando don Roberto (quota € 30).

CHIAMATI ALLA SANTITÀ COME SANDRA

Mercoledì 2 maggio siamo invitati a partecipare, alle 18.30 nella nostra chiesa di San Girolamo, alla Santa Messa nell’anniversario della nascita al cielo della Venerabile Sandra Sabattini, che sarà presieduta dal nostro Vescovo Francesco.

La stessa sera di mercoledì 2 maggio alle 21, a partire dall’esperienza di chi è rimasto particolarmente colpito dagli incontri vissuti nelle ultime settimane ed ha chiesto di continuare il cammino, proseguiamo presentando il recente testo del Papa sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo “Gaudete et exsultate”.

Il primo incontro (mercoledì 2 maggio) prevede una presentazione del testo in rapporto a quanto emerso negli incontri precedenti. I contenuti entrano direttamente nel merito della riflessione fatta insieme e ci offrono una strada per una santità possibile per ciascuno di noi, con le nostre fragilità e debolezze e con i nostri peccati, offrendoci un metodo per viverla nella nostra quotidianità, nella semplicità e concretezza del Vangelo. Già la sera del 2 ci sarà spazio per domande e interventi, mentre il momento successivo (mercoledì 9 maggio) sarà dedicato interamente al dialogo tra noi.
Saremo precisi nell’iniziare alle 21 e terminare non oltre le 22.30.

Poiché anche io sono molto colpito dall’esperienza vissuta, invito anche tutti gli amici della Parrocchia che finora non hanno ancora avuto occasione di partecipare a questi momenti, i quali non sono stati solo occasione di riflessioni più o meno interessanti, ma gesti in cui, almeno per alcuni, è accaduto qualcosa di decisivo per la vita.

Big incontri sulla gaudete et exsultate   san girolamo 2 e 9 maggio 2018
Download MANIFESTO_SANDRA_STAMPA.pdf

GESU' NON CERCA LE NOSTRE RIFLESSIONI MA LA NOSTRA CONVERSIONE

Il Papa, ricordando Tonino Bello, richiama ancora l’esigenza di “dover tornare all’essenziale”, con amore “per il mondo” e “per l’oggi”, scorgendo “il Corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine”.

Discorso al Cimitero di Alessano (Lecce), 20 aprile.
Una Chiesa che ha a cuore i poveri rimane sempre sintonizzata sul canale di Dio, non perde mai la frequenza del Vangelo e sente di dover tornare all’essenziale per professare con coerenza che il Signore è l’unico vero bene. […] Don Tonino diceva: «Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sotto braccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza». […] Che il Signore ci dia questa grazia: una Chiesa non mondana, al servizio del mondo. Una Chiesa monda di autoreferenzialità ed «estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé»; non in attesa di ricevere, ma di prestare pronto soccorso; mai assopita nelle nostalgie del passato, ma accesa d’amore per l’oggi, sull’esempio di Dio, che «ha tanto amato il mondo» (Gv 3,16).

Omelia a Molfetta (Bari), 20 aprile.
[Don Tonino] Sognava una Chiesa affamata di Gesù e intollerante ad ogni mondanità, una Chiesa che «sa scorgere il corpo di Cristo nei tabernacoli scomodi della miseria, della sofferenza, della solitudine». Perché, diceva, «l’Eucarestia non sopporta la sedentarietà» e senza alzarsi da tavola resta «un sacramento incompiuto». […] Il Vangelo riporta aspre discussioni attorno alle parole di Gesù: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». C’è un’aria di disfattismo in queste parole. Tante nostre parole assomigliano a queste: come può il Vangelo risolvere i problemi del mondo? A che serve fare del bene in mezzo a tanto male? E così cadiamo nell’errore di quella gente, paralizzata dal discutere sulle parole di Gesù, anziché pronta ad accogliere il cambiamento di vita chiesto da Lui. […] Don Tonino, proprio nel tempo di Pasqua, augurava di accogliere questa novità di vita, passando finalmente dalle parole ai fatti. […] A Gesù non si risponde secondo i calcoli e le convenienze del momento; gli si risponde col “sì” di tutta la vita. Egli non cerca le nostre riflessioni, ma la nostra conversione.

SCORGERE IL CORPO DI CRISTO NEI TABERNACOLI SCOMODI

Venerdì scorso, nella nostra Chiesa di San Girolamo, è stata celebrata la Veglia vocazionale diocesana presieduta dal Vescovo. Mi è stata chiesta una testimonianza sul tema dell'ascolto della chiamata di Dio, che si può scaricare in formato pdf cliccando di seguito:

Download Testimonianza_nella_Veglia_vocazionale_San_Girolamo_20.04.18.pdf

CRISTO RISORTO CI INVITA A TORNARE AL TEMPO E AL LUOGO DEL PRIMO AMORE

Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio! [...] Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. [...] Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?
Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore, per dirti: “Non avere paura, seguimi”.
(Papa Francesco, Omelia nella Veglia Pasquale, 31 marzo 2018)

A partire dalla richiesta di alcuni parrocchiani, che hanno chiesto di essere aiutati nell'approfondimento dell'esperienza della fede, con chi lo desidera ci ritroviamo per rispondere a questo invito:
GIOVEDI' 12 APRILE
GIOVEDI' 19 APRILE
Alle ore 21 nella Casa Parrocchiale

Big caravaggio tommaso

«GESÙ È RISORTO E TI INVITA A TORNARE AL TEMPO E AL LUOGO DEL PRIMO AMORE»

Omelia di Papa Francesco nella Veglia Pasquale:.

Questa celebrazione l’abbiamo cominciata all’esterno, immersi nell’oscurità della notte e nel freddo che l’accompagna. Sentiamo il peso del silenzio davanti alla morte del Signore, un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi e che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole.

Sono le ore del discepolo ammutolito di fronte al dolore generato dalla morte di Gesù: che dire davanti a questa realtà? Il discepolo che rimane senza parole prendendo coscienza delle proprie reazioni durante le ore cruciali della vita del Signore: di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti (cfr Gv 18,25-27).

È la notte del silenzio del discepolo che si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. È il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli.

È il discepolo frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al “si è fatto sempre così”. È il discepolo ammutolito e ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale l’espressione di Caifa: «Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!» (Gv 11,50).

E in mezzo ai nostri silenzi, quando tacciamo in modo così schiacciante, allora le pietre cominciano a gridare (cfr Lc 19,40)[1] e a lasciare spazio al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno: «Non è qui. È risorto» (Mt 28,6). La pietra del sepolcro gridò e col suo grido annunciò a tutti una nuova via. Fu il creato il primo a farsi eco del trionfo della Vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e, a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza a cui tutti siamo invitati a partecipare.

E se ieri, con le donne, abbiamo contemplato «colui che hanno trafitto» (Gv 19,37; cfr Zc 12,10), oggi con esse siamo chiamati a contemplare la tomba vuota e ad ascoltare le parole dell’angelo: «Non abbiate paura […] È risorto» (Mt 28,5-6). Parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri. La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza. È risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta – come aspettava le donne – per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Non è qui… È risorto! È l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità. Quanto abbiamo bisogno di lasciare che la nostra fragilità sia unta da questa esperienza! Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio! Egli è risorto e con Lui risorge la nostra speranza creativa per affrontare i problemi attuali, perché sappiamo che non siamo soli.

Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza.

La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso l’invito viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la “quota di potere” che abbiamo. Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?

Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore, per dirti: “Non avere paura, seguimi”.

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Big papa francesco veglia pasquale n
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LA SORPRESA IN CUI SI RIDESTA IL PRIMO AMORE

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GESÙ HA SETE DELLA NOSTRA SETE

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GESÙ SI DONA TOTALMENTE A NOI, FACENDOCI SUOI

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