Loria (TV) - Castione
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Parrocchia di S. Mauro Abate in Castione...

La testimonianza (PARTE 3) di fede e di vita del nostro Urbano. responsabile parrocchiale di Iclesia per Castione - disabile da sempre affetto da tetraparesi spastica -.

CAPITOLO II
Per descrivere l’ambiente socioculturale dei miei genitori bisogna partire da molto lontano, infatti per quel concerne mio padre, si può
affermare che provenisse da una famiglia abbastanza numerosa, infatti a causa in parte del gran numero di persone da cui era formato
questo nucleo familiare e in parte al gran dislivello creatasi in quel tempo tra le classi sociali di ricchi e poveri, si può dire che in tutte le
famiglie di quel tempo in cui c’era un capofamiglia che lavorava e comandava, la moglie che faceva i lavori di casa e accudiva i figli più
piccoli, mentre il resto della prole veniva spedito in giro per il l’Italia o in giro per il mondo, come è capito a mio padre che all’età di circa
12 anni è andato a lavorare in Piemonte presso una cascina all’interno della quale lui accudire il bestiame. Mentre per riguarda mia
madre si può dire che provenisse anch’essa da una famiglia di contadini, che però per quell’epoca si può dire che fosse una delle
famiglie meglio organizzate, in quanto i miei nonni materni era una delle poche famiglie che possedeva un forno proprio attraverso il
quale fare il pane per sée per tutto il vicinato, ma non solo sempre attraverso l’utilizzo del forno venivano prodotte dai miei nonni
materni anche focacce, biscotti e tantissime altre cose buone. Ricordo che mia madre oltre che essere andata a scuola fino alla quinta
elementare andava anche a lavorare in filanda, come lavoro lei ammucchiare delle matasse di legno penso, dentro a dei recipienti
rotondi pieni di acqua calda, comunque penso che l’ambiente socioculturale in cui è cresciuta mia madre sia stato molto più idoneo
rispetto a quello in cui è cresciuto mio. Da ricordare che entrambi i miei genitori hanno fatto un periodo lavorativo in Svizzera, poi
appena rientratiin Italia nel 1960 si sono sposati e si sono stabiliti definitivamente in Italia.
Si respirava una precisa atmosfera culturale all’interno della casa e della famiglia all’interno della quale sono
cresciuto. In quanto i miei genitori hanno cercato di trasmettermi dei sani valori cristiani e morali. Insomma hanno cercato di fare del loro
meglio come tutti i genitori del mondo. Per me crescere all’interno di una piccola realtà di un paesino come Castione, a questa cosa ho
da sempre attribuito un grande significato, nel senso chemi hanno aiutato moltissimo ad inserirmi fin dall’inizio della mia “vita sociale”
nel senso che fin dalle scuole elementari ho avuto la fortuna di trovare sempre dei compagni di scuola splendidi e disponibili, mi ha
aiutato a farmi conoscere da tutta la gente del paese, in quanto frequentando un po’ i gruppi parrocchiali e poi il gruppo sportivo del
paese in quanto seguo ormai da anni la squadra di pallavolo maschile. In pratica ormai lì seguo praticamente da per tutto, infatti per loro
sono diventato una specie di portafortuna, infatti anche loro per me rappresentano a grandi linee una specie di famiglia con il quale
condividere tutto sia gioie che dolori. Infattipiù o meno li seguo da circa 23 anni. Spero solo che quest’amicizia che si è creata tra di
noi durì ancora molto alungo e non si stanchino mai di me come io non mi stancherò mai di loro. Inoltre tutta la gente mi conosce e mi
vuole bene e non si ferma solo a ciò che gli appare davanti come la prima facciata di un libro, ma quasi tutte le persone che conosco e
vi assicuro che sono davvero molte hanno la capacità di andare oltre e possedere questa capacità vi assicuro non è da tutti.
Nella mia famiglia non esistono ricorrenze importanti eccezion fatta per Natale e Pasqua in quanto sono leuniche due occasioni
almeno che ricordi io in cui si ha la fortuna di vedere la famiglia unita perché si
effettuano delle megamangiate in compagnia.
La maggior parte delle volte in cui ci si trova tutti assieme si finisce col ricadere nella retorica, nel senso chealla fine gli argomenti di
conversazione son sempre gli stessi, a volte giuro sembra di ripercorrere un flash-back istantaneo del proprio passato nel giro di un
paio di minuti. Tutto sommato ritengo siano delle occasioni fissein cui si mangia, si cerca di stare assieme.
Tra le famiglie della mia via, vicinato, quartiere c’era e c’è tutt’ora un bellissimo rapporto di rispetto reciproco, stima e collaborazione
l’uno con l’altro, naturalmente nei limiti del possibile. Ho sempre vissuto in un quartiere molto tranquillo, poco caotico, con poco traffico
pur abitando in centro paese, dove ci si rispetta, non ci si sono mai state liti o diverbi fra tutto il vicinato, siamo riusciti sempre ad
andare d’accordo sotto tutti i punti di vista. Infatti sarà in parte anche per questo motivo che il quartiere dove vivo io è molto
tranquillo, vivibile a “misura d’uomo” immerso nel verde della campagna, dove si respira aria pura, dove la natura ci offre
quotidianamente uno spettacolo di rara bellezza che i nostri cinque sensi hanno l’opportunità di cogliere ogni giorno, attraverso il
mutare delle stagioni, attraverso i vari paesaggi che essa ci propone durante i diversi periodi dell’anno, attraverso questi
cambiamenti, anche se non lo si nota, ma cambia anche il nostro modo di
vestirci, durante le varie stagioni dell’anno. Questo per dire che anche la nostra vita sebbene per una piccolissima parte è regolata
dalla natura, perciò nei limiti del possibile ritengo sia giusto rispettarla, visto che lei ci offre moltissime cose ogni giorno, ma a volte
ritengo l’uomo stesso a “non rispettarla per primo ” alterando così l’equilibrio naturale delle cose e della vita stessa.
I valori culturali che mi sono stati trasmessi sono il rispetto altrui, rispettare comunque le opinioni degli altri anche se a volte non la
condividi, rispettare il proprio corpo, essere “amici” di tutti in quanto tutti hanno qualcosa di “buono” da offrire agli altri e in questo
modo si ha l’opportunità di condividere con tutti quello che una persona ha dentro se stessa, mi sono stati trasmessi da mia madre.
Penso che i miei genitori abbiano cercato d’inculcare in me i valori scritti sopra in più nei limiti del possibile cercare di frequentare
almeno nelle ricorrenze più importanti la chiesa, vale a dire Natale e Pasqua, più che altro mia madre abbia cercato di insegnarmi ad
essere il più possibile circondato da molta gente, di non essere mai eccessivamente “chiuso” (anche se non sono proprio il tipo di
persona che si chiude)
Per me sono tuttora importanti gli amici, mia madre, mio fratello. Questi sono per me alcune delle cose piùdella mia vita.
Si c’è stata un’esperienza di morte nella mia esattamente nel momento in cui è venuto a mancare mio nonnomaterno, persona di
grande intelligenza e saggezza, la quale sapeva darmi in qualsiasi istante un grosso “appoggio” e sapeva fornirmi consigli
sempre utili e mai banali.

CAPITOLO III
Ed eccoci giunti dopo a proseguire questo cammino, e dunque proseguiamo il nostro bellissimo viaggio alla scoperta della mia vita.
Devo dire che da bambino mi sentivo molto protetto da mia mamma, ma prioritariamente da mio fratello Gianni, infatti devo dire
che quando in casa c’era qualche situazione di pericolo, o appena percepivo che all’interno dell’ambiente familiare “tirava una
brutta aria” io mi sentivo sicuro e protetto quando c’era mio fratello Gianni in casa. Venivo incoraggiato a sperimentare cose nuove soprattutto dalle fisioterapiste che lavoravano all’interno del centro di fisioterapia dove
andavo da piccolo, che per i primi 6 anni di vita frequentavo giornalmente, a tal punto che si può dire che tutta l’equipe che
lavorava al suo interno era “diventata” la mia famiglia infatti conoscevo praticamente tutti, poi da mia madre, che
accompagnandomi assieme a mio padre nelle varie sedutedi fisioterapia, lei aspettava fuori mentre io facevo le sedute, poi quando
veniva a riprendermi chiedeva consigli su come fare alle fisioterapiste che puntualmente e con modi estremamente gentili, le
riferivano tutte le istruzioni del caso.
Si ho un fratello di nome Gianni e una sorella di nome Liliana, che dire degli episodi accadutami con mia sorella ho già
ampiamente scritto, mentre con mio fratello Gianni ricordo più di un episodio da scrivere come ad esempio una volta che io e lui
eravamo in vespa, mentre stavamo andando nel capannone per dare il cibo ai vitelli, e chiacchierando invece di girare per la
stradina che portava al capannone, abbiamo sbagliato strada,nel frattempo mia madre ci raggiunse in bicicletta, e non vedendoci
arrivare si mise a gridare come una forsennata e poi alla fine quando ci vide arrivare, ci chiese dove eravamo stati e noi
rispondemmo che chiacchierando eravamo persi, scoppiammo tutti e tre a ridere.
Però ahimè ricordo come fosse ora, quanto ho sofferto durante il periodo in cui mio fratello era assente da casa in quanto doveva
frequentare il militare, infatti ricordo benissimo che scoppiavo in lacrime ogni qualvolta assieme a mio padre o qualcuno dei miei
familiari, lo dovevamo accompagnare alla stazione perché lui tornasse in caserma.
Tornati a casa ricordo che piangevo fino a formare un lago di lacrime perché sentivo la mancanza di mio fratello e questa
mancanza, oltre a formare dentro me un vuoto incolmabile fino al suo ritorno come ovvio, mi mancava anche perché per me la sua
presenza rappresentava e rappresenta tranquillità e sicurezza per qualsiasi cosa io debba perché per me, oltre a essere un fratello
è anche un grosso punto di riferimento, si può dire “quasi un padre”, tutto il contrario di mia sorella.
Io da bambino assieme ai miei genitori e loro assieme a me facevamo tutto quello che fanno tutti i bambini del mondo, cioè giocavamo,
ridevamo, scherzavamo soprattutto con mia madre, in quanto mio padre per motivi di lavoro o per altro, era pochissimo presente nella
mia vita da piccolo, ma devo dire che tutt’ora non è che siamolto presente all’interno della mia vita, almeno per quel che mi
riguarda. Di tutto il tempo trascorso con i miei genitori ho avuto una percezione molto affettiva, specialmente del tempo bellissimo che ho avuto
l’opportunità di trascorrere con mia madre, in cui le ore sembravano e sembrano tutt’ora volare via come l’aria..
Delle difficoltà che avevo da bambino che dire, come la maggior parte delle persone ritengo che la difficoltà più grande che ho avuto
durante quel periodo sia stata quella di accettare la situazione che mi si era presentatadavanti, poi con il trascorrere del tempo e
grazie all’aiuto degli amici, per fortuna tutt’ora presenti all’interno della mia vita, e alla grande capacità di socializzazione che ho con
chiunque mi si presenti davanti le ho superate. Ad esempio mi è successo una volta mentre partecipavo ad un incontro del
parrocchiale dei giovanissimi, c’era una nuova persona che era la prima volta che veniva al gruppo, questa voleva parlarmi ma forse
non sapeva come rompere il ghiaccio perché si era soffermata all’aspetto esteriore, allora tanto per rompere il ghiaccio ho cominciato
a chiederle come si chiamava, da dove veniva, le solite domande che si porgono in queste circostanze, ricordo che poi con il
passare del tempo, appena abbiamo iniziato a parlare e cosìa conoscerci meglio entrambe, poi nelle occasioni di incontro nelle riunioni
successive, parlavamo come due persone normalissime e come se ci conoscessimo da sempre, quando effettivamente era passato
così poco tempo, il bello di queste conversazioni era che ci siamo sentiti entrambi a proprio agio, ricordo ancor oggi il viso
stupito di questa persona appena andato oltre al primo impatto. L’episodio in cui mi sono sentito più triste l’ho già ampiamente
raccontato sopra cioè quello di mio fratello durante l’anno in cui andava e veniva, in quanto doveva frequentare il militare.
Degli amici che avevo e che ho tuttora per fortuna anche se sposati, ne ricordo uno in particolare e cioè Roberto, adesso vi
racconto per farvi capire meglio, dovete sapere che quando i miei erano impegnati con il bestiame, io appena potevo andavo a trovare
una famiglia che abita nella mia stessa via, questi di professione facevano i meccanici, c’è Luciano, Ettore, Roberto e Assunta,
Luciano che aveva aperto un officina in proprio, io appena posso vado tutt’ora a trovarlo, poi c’è Ettore, uno dei due figli di Luciano,
che all’inizio lavoravanell’officina, adesso lavora nella concessionaria Honda di Castelfranco Veneto come capofficina, poi c’è Mario, il
fratello di Luciano che lavorava anch’esso nell’officina, poi c’è Roberto che durante quel periodo andava a scuola a Castelfranco e infine
c’è Assunta, moglie di Luciano, si può tranquillamente dire che questo nucleo di persone sia stata la mia seconda famiglia, infatti in
quel periodo passavo più tempo all’officina e in casa assieme a loro che a casa mia. Ricordo che tenevo compagnia a Roberto finché
lui studiava e diverse volte devo dire che mi aiutava a svolgere anche i miei compiti, ricordo che in alcune occasioni quando avevo il
computer rotto, più di qualche volta andavo a casa sua a svolgere i compiti, in quanto io sin dall’età di 7 anni ho sempre scritto con il
computer e non con la penna perché non c’è la faccio.
Della mia vita prima dei 12 anni ricordo bene un Natale trascorso in maniera splendida con gli amici al Anspi del paese in cui abbiamo
trascorso tutta la notte a chiacchierare con gli amici di sempre, di quali fossero stati i
momenti più belli, trascorsi in compagni, tra canti e balli che a Natale proseguivano a volte anche per tutta la notte, mi ricordo che un
amico di nome Daniele, in quell’occasione non mi fece un regalo tradizionale, ma al contrario mi regalò Cuore un libro che leggo tutt’ora
e conservo con molta cura.
Io non seguivo la moda e gli stili del momento, in quanto ritengo che ogni persona abbia un proprio stile e una propria personalità
costruita o da costruire nel corso di questo grande cammino chiamato vita, inoltre ritengo che non serva a niente seguire un determinato
stile o una determinata moda del momento, ma ritengo sia ben più importante essere se stessi in ogni occasione.
A dire la verità io per mia indole sono sempre stato una persona abbastanza pigra. Anche se come già ampiamente descritto nelle
pagine passate, seguo ormai da anni la squadra di pallavolo del mio paese, spero di continuare a svolgere questa attività ancora per
parecchio tempo, in quanto è un’attività che mi piace molto svolgere.

CAPITOLO IV
Premetto io di mia indole non sono una persona alla quale piace la solitudine, anzi al contrario, mi integro perfettamente con
chiunque mi capiti di conversare e su qualunque argomento, di qualunque natura esso sia, figuratevi che una volta quando mi trovavo
all’asilo e gli altri bambini stavano dormendo il pomeriggio, le suore mi chiudevano in una stanza da solo, pensando così di
risolvere il problema e invece avvenne tutto il contrario di quello che loro pensavano, perché così facendo ottennero l’effetto
contrario perché parlavo addirittura con le pareti della stanza convinto com’ero che quelle pareti avessero le orecchie e mi dessero
ascolto, parlavo a tal punto che le suore ogni tanto venivano a controllare che stessi bene, in quanto sentendomi parlare
pensavano che ci fosse gente all’interno della stanza, e io molto spesso dovevotranquillizzarle e dire loro che era “tutto
sotto controllo e che andava tutto bene” altrimenti si preoccupavano. Un altro episodio che ricordo molto nitidamente è questo, una
volta mi trovai fuori da solo, mentre stavo passeggiando in una splendida giornata d’estate nel quartiere dove vivo e ricordo stavo
parlando di una cosacon un tono di voce abbastanza alto rispetto al solito, mentre la gente passava per strada, succedeva e succede
tuttora abbastanza di frequente, che io stia parlando con me e la gente che passi per strada si fermi per chiedermi se io abbia
bisogno o mi serva qualcosa, io devo però sempre dire loro che va tutto bene e che è tutto sotto controllo e non c’è nulla di cui
preoccuparsi. Come noterete di sicuro leggendo queste righe, non sono certoil tipo di persona a cui piace la solitudine, anzi cerco
sempre di comunicare con tutti, a costo di sembrare “logorroico” perché attraverso questa metodologia mi vengono offerte di
volta in volta sempre nuove opportunità di conoscere nuove persone, con nuove storie ognuna diversa, inoltre questo ritengo sia
un arricchimento interiore almeno per quel che mi riguarda, inoltre personalmente ritengo essere il dialogo la prima forma di
comunicazione con chiunque senza distinzione di cultura, religione o altro.
I miei divertimenti preferiti consistevano nell’andare a trovare il mio amico Roberto e tutta la sua famiglia,
infatti i miei genitori in quel periodo mi vedevano molto di rado, se non il tempo necessario per mangiare, svolgere i compiti con il
mio pc, o nel caso fossi dovuto andare ad effettuare qualche ciclo di fisioterapia a Castelfranco Veneto, in quel caso mi
accompagnavano loro, ma altrimenti le mie giornate trascorrevano nella maggior parte delle volte sempre assieme a Roberto e la sua
famiglia. Spesso se il pc di casa mia era guasto dovevo andare a casa di Roberto per svolgere tutti i compiti, ma poi la mia
permanenza durava anche oltrel’esecuzione dei compiti, in quanto i miei dovevano accudire il bestiame che in quel periodo
avevano nel capannone e io restavo lì. Naturalmente i miei sapevano sempre dov’ero, sapevano inoltre che al bisogno potevano
sempre chiamarmi, prima di uscire dicevo loro sempre dove andassi. Si può tranquillamente affermare che io e Roberto siamo cresciuti
insieme inoltre la famiglia di Roberto si può dire senza alcun dubbio per me rappresenti e abbia rappresentato nel corso degli anni una
specie di “seconda famiglia”, infatti quando andavo da loro, a quel tempo accadeva molto più di frequente rispetto a quanto accade ora,
“mi sentivo e mi sento come uno di famiglia”. Appena ho un attimo di tempo vado a trovarli. Luciano, il papa di Roberto, ora ha
chiusol’officina all’interno della quale lavorava in proprio assieme al fratello Mario. Si può dire che ogni qualvolta ritorni in quella casa mi senta come un filo d’erba freschissima mentre sta crescendo all’interno di un prato.
La mia adolescenza si può dire che sia stata un’adolescenza normalissima come quella di qualsiasi persona, in quanto l’ho sempre vissuta in maniera positiva cercando per quando possibile di effettuare quel passaggio di trasformazione delle cose “negative” in positive, nel senso che fino alla fine della frequentazione delle scuole elementari tutto bene. Per me uno dei passaggi più traumatici della mia vita, il quale ricordo porterò per sempre nel cuore, è rappresentato dal passaggio dalle scuole elementari a quello
delle medie. Che io ricordi i tre anni trascorsi alle medie sono stati di sicuro gli anni peggiori del mio percorso scolastico, per non dire della mia vita. Questo dovuto all’incidenza di molteplici fattori, tra i quali non andare molto d’accordo con l’assistente di sostegno assegnatami durante quei terribili tre anni di scuola, terribili non perché non andassi d’accordo coi compagni, ma bensì con l’insegnante
di sostegno di nome Barbara Lucato, per carità persona molto competente nel svolgere il suo lavoro, a livello di conoscenza informatica,
ma a livello di rapporto umano lasciava molto a desiderare. Era una persona molto fredda, con un carattere abbastanza duro, con una
personalità di quelle che voleva sempre prendere il sopravvento su tutto quello che era chiamata a svolgere quotidianamente con me,
senza però al contempo preoccuparsi di instaurare alcun tipo di rapporto umano. Al contrario con alcuni compagni e compagne di classe dell’epoca, andavo d’accordo, chiaro che con i ragazzi il tutto mi riusciva con maggiore facilità. Spesso quando avevo bisogno di qualche aiuto, cercavo di chiederlo ai ragazzi, che con il trascorrere degli anni, ho avuto maggiormente l’occasione di conoscere. Con loro avevo instaurato un rapporto di maggiore “confidenza” nel corso del tempo trascorso insieme durante quegli anni, in quanto se devo dire la verità ho ricevuto maggiormente aiuto dai compagni dell’epoca che da l’insegnante di sostegno. Con le ragazze, in quanto la classe era composta anche da ragazze, avevo si un bel rapporto a grandi linee, ma non è che
andassi d’accordo proprio con tutte, però ricordo una ragazza in particolare, con la quale andavo molto d’accordo di nome Laura
Simonetto, ragazza molto disponibile e che all’occorrenza mi dava una mano. L’evento più significativo negli anni della mia adolescenza è stato il compimento della maggiore età, in quanto appena raggiunto, cioè
dei 18 anni, mi sembrava di aver appena portato a termine la scalata della prima parte di una grossa vetta, in quanto all’interno di me
stesso ero ben consapevole di due cose: la prima era quella di aver raggiunto “l’indipendenza” nei limiti del possibile, nelle mie scelte,
mentre la seconda consapevolezza era quella che avendo raggiunto la cosiddetta maggiore età, le “responsabilità”delle mie scelte e
delle mie azioni ricadeva tutta su di me, sebbene vivessi e continui a vivere tutt’ora assieme ai miei genitori e mio fratello. Penso
che questo faccia parte di un ennesimo processo di crescita e maturazione che ogni individuo sia chiamato a compiere
all’interno della vita stessa, infatti ritengo che la vita stessa, sia un dono che ci viene offerto ogni giorno e vada sotto ogni forma
essa si presenti a noi, con le sue difficoltà e le sue gioie, infatti perme la vita la si può paragonare a un circo, solo con un tendone
in più, all’interno di questo tendone ci sono tutta la serie di prove che ci attendono e noi tutti esseri umani siamo chiamati ad
affrontare quotidianamente, del resto la vita la si può paragonare anche come un grande libro di avventure e di scoperte, dove tutti gli
esseri umani sono “scrittori” delle loro vicissitudini e delle loro scoperte quotidiane, ma nel contempo siano oltre che scrittori anche
protagonisti e ci venga offerta ogni giorno la possibilità di scrivere una grande avventura con le nostre grandi scoperte quotidiane, ma il
bello di questa grande avventura che ritengo sia la vita, non sta solo nello scrivere sempre quello che ci accingiamo a scoprire, ma cosa
ancora più stupenda che ci viene offerta ritengo sia la possibilità di scrivere ogni giorno un finale “pirotecnico” all’interno del nostro
grande libro della vita, consapevoli che ogni giorno ci offre nuove scoperte, nuove avventure, nuove emozioni e nuovi traguardida
vivere ogni giorno da protagonisti. La parte migliore della mia adolescenza è avvenuta appena ho preso coscienza della mia malattia, questo processo molto lungo e in parte “doloroso” è avvenuto nel corso del tempo sicuramente, ma anche grazie e soprattutto al fatto che non
commesso l’errore di chiudermi come un riccio dentro me stesso, questo di frequente, è l’errore più frequente che fanno le persone
diversamente abili, un altro fattore che mi ha dato una grossa mano in questo è sicuramente il fatto che i miei amici di sempre,
quelli veri non mi hanno mai abbandonato, nemmeno un istante e hanno cercato qualche tipo di metodologia, per farmi sentire
comunque coinvolto in tutte le attività di ogni genere e in tal senso, hanno contribuito in gran parte a far approdare all’interno di
me stesso, quel “senso di appartenenza e di comunità”, che oggi e per sempre mi consentirà di sentirmi legato a loro.
Per quanto riguarda la parte peggiore della mia adolescenza, si può dire che risalga a circa nove anni, quando èvenuto a mancare mio
nonno materno. Si può dire che per me quando mio nonno è venuto a mancare, di conseguenza, il mio stato d’animo “per qualche
tempo si è sentito ferito”, in quanto è venuta meno una figuraper me molto importante, quasi “un secondo genitore”, che al contrario di
mio padre, all’interno della mia vita èstato sempre assai presente, mi forniva sempre consigli molto utili.
La mia esperienza fuori casa risale al periodo in cui frequentavo le scuole medie, infatti in terza media assieme alla classe, siamo andati
a fare gita di tre giorni, nei quali siamo andati a visitare le grotte di Frassassi e in un luogo di cui ora non ricordo il nome. Per me è stata
un’esperienza molto bella che ancor oggi ricordo volentieri, però al contempo si è rilevata anche un po’ “triste”, ma non certo perché io
mi sia trovato male coi compagni, ma perché la Barbara non voleva che io partecipassi a quella gita, in quanto per lei ci sarebbero
stati troppi“problemi” nel seguirmi. Ricordo come fosse oggi, che se non fosse per merito del preside delle scuole medie dell’epoca un
certo Domenico Trovato e per un professore che ancora oggi lavora nelle stesse scuole, uno di nome Giovanni Casagrande, io
quest’opportunità non l’avrei mai avuta. Il “colmo” venne raggiunto nel momento in cui al ritorno da queste tre giornate
indimenticabili dissero a mia madre che in realtà tutto si era svolto meglio di come credevano loro.
Sì, nella mia vita ho avuto l’occasione di incontrare parecchie persone speciali, tra le quali Pia che non c’è più,è stata fra le prime
persone, nel lontano 1984, ad insegnarmi l’utilizzo del personal computer, dire che i suoi insegnamenti e consigli si sono rivelati e
si rivelano tutt’ora preziosi e utili, visto che lavoro tutt’ora col computer, poi ricordo nitidamente un’altra assistente che mi ha seguito per due anni alle elementari più precisamente in seconda e in terza di Marinella Savignano, della quale ho ricordi molto belli. Con Marinella al contrario di Barbara, nel corso di questi due anni abbiamo instaurato un rapporto di stima e amicizia moltobello. Devo dire che a me, sebbene l’avessi avuta solamente per due anni come insegnante di sostegno, mi ha insegnato moltissime cose belle in quanto è stata la prima persona nel riuscire a farmi rimanere nella mia classe.Infatti, appena ho iniziato le scuole elementari,
non riuscivo a stare nella mia classe, in quanto volevo sempre andare nella classe quinta in quanto avendo fatto un anno in più di asilo
rispetto agli altri bambini, quando ho iniziato mi sono trovato nella situazione in cui conoscevo meglio i ragazzi di quinta, che i miei
compagni, perché con i ragazzi di quinta c’ero “cresciuto”, in particolare con Alessandro Torresan, grande amico e vicino di casa.
Nella mia vita, la persona che mi ha maggiormente condizionato è stata sicuramente la figura di mio padre, almeno in parte e in special modo all’inizio della mia vita, in quanto con la sua paura che ha tutt’ora nell’affrontare le cose, ogni volta che lui parla, sembra che il mio mondo sia sempre “pieno” di difficoltà, specialmente per me, questa è la sua visione del mondo all’interno del quale io vivo, ma per fortuna nel corso del tempo, ascoltando spesso i preziosi consigli di mia madre, ho imparato
a “vivermi” la mia vita e a “gestire” anche mio padre. Alla fine lui si vive la sua vita come meglio crede, mentre io mi vivo la mia. Comunque si può affermare che la persona che ha maggiormente influito nella mia vita, in quanto l’ho considerata uno tra i miei più preziosi e grandi punti di riferimento. Le persone che mi hanno maggiormente aiutato a prendere consapevolezza di me nel corso della mia vita sono: mia madre, mio
fratello, gli amici, in quanto con loro sto continuando questo continuo percorso di crescita che percorro in ogni istante della vita,
all’interno del quale ho un’opportunità grandissima ogni giorno, quella di scoprire sempre cose nuove e di ricevere continuamente
stimoli nuovi, ma anche insegnamenti positivi che ricevoquotidianamente da tutte le persone che mi circondano, in special modo da
loro. Le pressioni che avvertivo da adolescente erano ogni volta sempre le stesse, in quanto ogni volta prima di uscire “dovevi subirti” la
solita predica da parte dei genitori, “sembrava di stare nel confessionale del Grande Fratello”, in quanto ti facevano ogni sabato e domenica pomeriggio prima di uscire di casa le solite raccomandazioni del genere: stai attento, comportati bene, fatti accompagnare nel rientrare a casa, non bere, non fumare, non frequentare “cattive compagnie”. Io quando avvenivano questo genere di cose mi sentivo sottopressione in quanto sono sempre stato attento nel frequentare “gente sana” nel non prendere strani “vizi”in quanto nella mia vita non ho mai ne bevuto, ne fumato e credo di non farlo mai. Devo dire che queste preoccupazioni che
avevano i miei genitori si possono considerare “normali”, però io quando sentivo che mi facevano questo tipo di “raccomandazioni” mi sentivo un po’ a disagio, in quanto mi sono sempre consideratoun ragazzo capace di “decidere” con la propria testa e con la capacità di effettuare certe scelte in autonomia, e che “sa scegliere” tra una cosa che fa bene e una che fa male. La mia famiglia da sempre appartiene alla classe sociale degli “agricoltori”, ma sebbene appartenga a questa classe sociale non mi
sono mai sentito inferiore a nessuno, perché hanno sempre cercato di donarmi la parte migliore di loro stessi, hanno cercato di trasmettermi i veri valori della vita, come onestà, correttezza, lealtà, rispetto verso tutti gli esseri umani, insomma hanno cercato in qualsiasi maniera di accontentarmi in tutto, nei limiti delle loro possibilità. Pur facendo parte “di una famiglia povera”, nel corso della mia vita non è mai capitato di sentirmi “inferiore o superiore” a nessuno, in quanto sebbene ci siano classi sociali superiori e più adagiate rispetto a quelle cui appartiene la mia famiglia, mi sono sempre sentito e mi sento tutt’ora “ricco dentro”. Da adulto una pressione che ho ricevuto è quella di “dover” condividere e accettare alcune scelte dei miei genitori, pur non condividendole affatto, o al contrario situazioni che avrei voluto far “emergere” ma che loro hanno preferito e preferiscono sopprimere e nascondere.
Attualmente, le mie giornate e serate di tempo libero trascorrono tra gli allenamenti con la squadra di pallavolo del mio paese, precisamente tre volte la settimana: il lunedì, giovedì e il sabato, durante il quale si gioca lapartita, poi nelle altre sere in cui sono a casa una navigata serale in internet, aggiornamenti vari del mio portatile, qualche masterizzazione di film in dvd, qualche navigata anche in facebook, poi non ultimo e nonmeno importante, una volta ogni quindici giorni quando il Bassano Volley gioca le sue partite interne al Palabassano2, ho il posto riservato vicino allo speaker, una posizione favolosa perché ti trovi praticamente a bordo campo, da dove si riesce a vedere benissimo tutto lo svolgimento della partita e ti trovi praticamente acontatto diretto con tutto quello che avviene all’interno del palazzotto. Per questo devo ringraziare la società del Bassano Volley che mi ospita ogni qualvolta la squadra giochi le sue partite interne, davvero grazie di cuore, perché per me rappresentano un’altra “famiglia”, poi tutto il gruppo dei miei amici che vengono a prendermi la domenica pomeriggio e mi riportano a casa, in particolar modo Mauro Sabino, grandissimo e speciale amico e persona sempre molto disponibile con tutti e con il quale vado molto d’accordo e ho legato particolarmente e i suoi genitori che mi riportano a casa ogni domenica al termine delle partite interne del Bassano Volley. Inoltre ringrazio tutto il gruppo della pallavolo del mio paese, per la “pazienza e la costanza” che dimostrano nel corso di tutti questi anni, nel venirmi a prendere con qualsiasi condizione atmosferica, nel riportarmi a casa, nel farmi trascorrere con loro buona parte dell’anno perché fra allenamenti, partite e impegni vari mi fanno sentire ogni volta come uno di loro.
Davvero grazie di cuore a tutte queste persone che mi fanno sentire speciale e allo stesso tempo mi consentono di vivere una vita “normale” sotto tutti gli aspetti, come ogni altro essere umano di questo mondo.

Foglietto Parrocchia Castione 12 Marzo 2023 (Versione Pdf)

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La testimonianza (PARTE 2) di fede e di vita del nostro Urbano. responsabile parrocchiale di Iclesia per Castione - disabile da sempre affetto da tetraparesi spastica -.

Continua con il I Capitolo la trascrizione dell'autobiografia del nostro Urbano. Buona lettura.

CAPITOLO I
Ebbene mi appresto a iniziare questo lungo e bellissimo viaggio che mi porterà a ripercorrere un po’ alla volta, senza alcuna fretta
tutte le tappe della mia vita, in quanto penso che la vittoria più bella che ogni essere umano abbia il diritto e il dovere di
ottenere sia quella di vivere la vita stessa, qualunque difficoltà essa gli presenti davanti a sé, trovando all’interno di noi stessi e
all’interno della nostra anima il coraggio, dopo una prima fase di “scoraggiamento che ritengo sia logica e inevitabile, la forza di
andare avanti senza ascoltare tutti i giudizi della gente e suscitare nella gente stessa sentimenti come “compassione o altro”
molto frequenti nella gente che non conosce o lo conosce solo in maniera marginale questo mondo:il mondo dei «disabili»”.
A proposito della mia nascita i miei genitori mi hanno raccontato che quel bellissimo 30 Agosto 1978, era un giorno in cui
diluviava, però a casa erano tutti felici, come è di routine in tutte le famiglie, d’altrondesi dice che la nascita di un bambino porta
sempre felicità e serenità in tutte le famiglie del mondo.
Però questa felicità venne ben presto minata in quanto uno dei due fiocchi che erano stati appesi all’esterno della casa
sempre quel giorno stesso, cadde.
Questa caduta di uno dei due fiocchi non era imputabile certamente ad un fattore di tipo atmosferico comesi potrebbe pensare di
primo impatto, ma la caduta di quel fiocco era dovuta bensì ad un fatto certamente molto triste per tutti noi, cioè l’inaspettata morte
avvenuta dopo poche ore del mio fratello gemello di nome Giovanni.
Naturalmente questo evento provocò in tutti noi, un bel po’ di tristezza, ma specialmente per mia madre. Sin da piccolo ho
cominciato ad avere una certa confidenza con gli ospedali, mio malgrado in quantoall’età di circa 6 mesi mi sono
sottoposto al primo di una lunga serie di interventi chirurgici sino adarrivare al punto in cui mi trovo attualmente cioè nella
normalità della vita quotidiana.
Nella mia famiglia mentre io venivo al mondo accadeva che mio padre era al lavoro e stava trasportandodel bestiame, mia
madre era in ospedale che mi stava attendendo, mentre i miei due fratelli erano dalla nonna che stavano attendendo
anche loro la lieta notizia.
Mi ricordo che mio padre appena terminato il lavoro, si fermò su un bar fece una telefonata all’ospedale di Castelfranco Veneto,
diede nome e cognome di mia madre e chiese ad un’infermiera se fosse andato tutto bene, lei rispose di si.
Appena mio padre ebbe la conferma da parte dell’infermiera che la mia nascita era avvenuta e che tutto era andato bene, riprese il
suo lavoro come al solito e tutto tornò alla normalità, mio padre per festeggiare lamia nascita, ritornò in quel bar dove effettuò la
telefona e si bevette una buona birra fresca.
Quasi stavo per dimenticarmene io oltre ad avere due fratelli un maschio e una femmina e un fratello gemello di cui ho
ampiamente raccontato nelle righe sopra scritte avrei inoltre anche una sorella di nome Liliana prematuramente scomparsa all’età
di 1 anno circa morta in un recipiente d’acqua bollente mentre stava dalla nonna del papà in quanto mia madre in quel momento si
trovava all’ospedale perché mi stava attendendo.
Appena tornata a casa mia madre si accorse immediatamente che c’era qualcosa di strano e che non eratutto come al solito
all’interno del nucleo familiare. Appena apprese la triste notizia mia madre si chiuse in se stessa e si tenne tutto dentro, fino al
giorno del funerale quando mia madre finalmente riuscì a esternare tutto ciò che si teneva dentro, finalmente si sbloccò.
Naturalmente come comprensibile fu un periodo molto duro per tutti noi, specialmente per i miei genitori. Insomma se saremmo
tutti di figli all’interno della mia famiglia di figli ce ne sarebbero stati ben 6.
Nel mio paese mentre io emettevo i primi vagiti e stavo per venire al mondo accadeva che tutto il paesestava attendendo il
mio arrivo con ansia e trepidazione, in quando mio padre nei giorni precedenti si era preoccupato di diffondere per bene la
notizia e al mio ritorno dopo aver un piccolo periodo in ospedale comegià precedentemente detto mi sono trovato così tanta gente
che veniva a farmi visita e a portarmi regali che sembrava la processione del Venerdì Santo. Naturalmente i miei fratelli erano un
po’ gelosi di me, perché dicevano che ero il più piccolo e che ricevevo sempre i regali più belli ed erano soprattutto gelosi perché
essendo io l’ultimo arrivato, secondo loro ero sempre al centro dell’attenzione cosa abbastanza normale del
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resto quando c’è un nuovo arrivo in famiglia si tende sempre a guardare di più l’ultimo arrivato, per cui era abbastanza normale
che i miei fratelli fossero un po’ gelosi di me.
Mi ricordo che il giorno del mio battesimo la chiesa era tutta colma di gente, dopo il battesimo siamo andati a mangiare in un
ristorante molto rinomato di Castelfranco Veneto più precisamente il ristorante si chiama “Rino Fior,”all’interno di una sala
bellissima, con tutti i parenti, zii, cugini, parenti, madrina etutta la gente che i miei genitori avevano messo sulla lista degli
invitati. Inoltre del mio battesimo ricordoche quel giorno pioveva a dirotto e poi ricordo anche il discorso dei due fiocchi che
uno dei due cadde, comunque questa parte del discorso l’ho già precedentemente narrata. Comunque di quel giorno sebbene
fossi ancora molto piccolo conservo dentro me stesso e all’interno del mio cuore un ricordo bellissimo che rimarrà indelebile
dentro me per tutta la vita.
Nelle stesse ore in cui io venivo alla luce nel mondo accadeva che era appena morto un papa di nome Urbano I, da qui i
miei ebbero l’ispirazione di mettermi come nome Urbano. Anzi a dire la verità l’ideavenne a mio padre, in quanto mia madre
voleva mettermi come nome Paolo, ma poi mio padre siccome era da poco deceduto mio fratello Giovanni pensò che se mi
chiamavo Giovanni dovessi morire anch’io, tutte fantasie di mio padre, in quanto credo che tutti noi ancor prima di nascere, colui
che sta in cielo, abbia già scritta per tutti noi essere umani, una fantastica favola, questa favola si chiama destino. Dal destino
nonsi può sfuggire. Il destino fortunatamente per me aveva previsto che vivessi, al contrario di quello che pensava mio
padre.
Del mio primo anno di vita ricordo ben poche cose però molto nitidamente come ad esempio i primi passi accompagnato da dietro
da mia madre cioè mi spiego meglio lei mi teneva da dietro accompagnandomi passo dopo passo e io un passo alla volta
camminavo lungo il corridoio di casa, poi un'altra cosa che ricordomolto limpidamente è le corse che facevo avanti e indietro
con il carrello, poi ricordo una volta in cui correndo sempre con il carrello arrivai fino alla porta della credenza la apri e
sbadatamente mi rovesciai addosso tutto il pacco della farina. Alla fine mi ritrovai tutto coperto di bianco come un pagliaccio.
Ricordo inoltre le corse in giardino con il triciclo. Le volte in cui mio fratello Gianni mi prendeva in braccio e mi accompagnava in
quella che attualmente è la nostra camera da letto, i salti che facevamo assieme amio fratello sopra il letto. Ricordo inoltre che
una volta mia sorella Liliana solamente per soddisfazionepersonale mi provò tutti i completini dei vestiti che avevo ricevuto come
regalo il giorno del battesimo. Però rimaneva un solo “problema” da affrontare dirlo a mia madre, in quanto quando mi sorella si
accinse a provarmi tutti i completini ricevuti, mia madre non c’era perché era occupata nel dare da mangiare ai vitelli, in
quanto durante questo i miei gestivano in proprio un capannone in cui c’erano appunto dei vitelli. Attualmente, questo
capannone lo abbiamo dato in affitto, la struttura attualmente è adibita a una pensione per cani, in più sempre nella stessa
c’e uno spazio per l’addestramento degli stessi. Ma comunque torniamo a noi, appena mia madre fu tornata dal capannone,
venne immediatamente al pianosuperiore, si accorse subito di ciò che aveva fatto mia sorella. La stessa tentò di costruirsi
una giustificazione del fatto che mi stava provando i completini per vedere come mi stavano addosso, dicendo che lasciarli nel
cassetto senza che nessuno gli provasse era un peccato, altrimenti i vestiti si sarebbero suscita e inoltre avrebbero fatto la
polvere. Mia madre le rispose che ci sarebbero state sicuramente altre occasioni per provarmi i vestiti di certo non steso sopra il
letto, con tutte le finestre delle camera da letto aperte rischiavo di prendermi una broncopolmonite. Così mia sorella alla fine
dell’accaduto si prese un granrimprovero da parte di mia madre.
Ricordo inoltre le passeggiate sul passeggino che mi faceva fare mia sorella, le passeggiate con me gli
servivano come scusa per uscire e andare a trovare le sue amiche o andare in palestra a vedere che giocavano a pallavolo,
in questo modo cioè badando a me, lei evitava di dare una mano nel capannone coni vitelli.
Il mio primo ricordo che mi rimarrà indelebile nella mente è certamente questo: un grandissimo sorriso stampato nella faccia di mia
madre, appena arrivati a casa dall’ospedale e la mia prima parola pronunciata che fu appunto mamma.
I miei familiari di me quando ero bambino raccontano che sebbene fossi un bimbo con difficoltà ero unapersona normalissima
che conduceva una vita normale e che ne combinava di tutti i colori infatti diconoche da fanciullo fossi molto meno pigro di
adesso, come se in questo periodo della mia vita, d’improvviso
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avessi perso la voglia di impegnarmi ma posso assicurare che non è affatto così. Infatti ricordo che con la mia prima carrozzina a
forza di saltare e di non stare fermo un secondo nel guardare alla televisione unevento sportivo, più precisamente una partita
di calcio, mi ritrovai improvvisamente a testa in giù, in quando avevo preso una botta alla testa saltando all’indietro la
carrozzina con me sopra, andò casualmente a sbattere la testa contro lo spigolo di una poltrona che si trovava all’interno del
salotto. Mia madre presa dallo spavento a causa della fuoriuscita di sangue e vista l’assenza di mio padre, in quel momento
impegnato ad accudire il bestiame, andò a chiamare il mio vicino di casa, che faceva l’infermiere all’ospedale di Castelfranco
Veneto. Insieme a mia madre mi accompagnò all’ospedale dove mi diedero dei punti per chiudere la ferita.
Io avevo quattro nonni due da parte di mio padre, due da parte di mia madre. Sebbene abbia sempre voluto bene a tutti e quattro i
nonni, coloro con i quali andavo maggiormente d’accordo, erano quelli da parte di mia madre, in quanto ho avuto la possibilità di
conoscerli maggiormente. Il nonno paterno è scomparsoprima che io nascessi. Quando avevo dieci anni, la nonna paterna
è venuta a mancare quindi l’ho conosciuta poco. Il ricordo che ho di lei è di una persona molto solare, disponibile, allegra,
generosa con tutti. I nonni materni invece erano persone molto comprensive, con i quali si poteva parlare di tutto. I miei nonni
materni erano una coppia che andava d’accordo fra loro. Per quel che concerne i genitori materni mi piaceva molto il fatto che si
riuscisse a comunicare senza limiti e che comunque finche’ parlavi con loroavevi la sensazione di essere libero senza alcun
tipo di vincolo, soprattutto erano due persone libere, moderne di mentalità, tutto il contrario dei genitori paterni, nel senso
che ti ritrovavi a discutere con i genitori di mio padre pensando che ci fossero degli argomenti nuovi all’interno del quale sentirti
“libero” di poter esprimere la tua opinione su determinato argomento, fatto sta’ che alla fine i discorsi e gli argomenti usciti da parte
dei genitori di mio padre erano ogni volta sempre gli stessi, sembrava ogni volta come se mi trovassi all’interno di un romanzo
con la stessa storia e un finale già scritto.
I miei genitori sono due persone molto diverse soprattutto caratterialmente, nel senso che uno domina l’altro. Mi spiego
meglio: da una parte c’è mio padre, persona molto autoritaria, severa, quasi un
“colonnello” nel senso che quello che decide lui deve questo sempre secondo la sua visione della vita andare bene per tutti.
Dall’altra parte abbiamo mia madre, persona molto altruista, comprensiva, disponibile che sa ascoltare. Esattamente uno il
contrario dell’altro. Però diciamo che nel complesso i due caratteri si integrano perfettamente. La persona con la quale ho
maggiore “confidenza” è mia madre nel senso che se noi fratelli dobbiamo parlare di qualunque cosa andiamo tutti da mia madre.
Praticamente si può dire che mia madre è senza alcun dubbio il fulcro della famiglia. E’ vero che c’è anche mio padre, ma per quel
che miconcerne, io con mio padre ci parlo veramente poco, infatti con lui “dialogo” appena l’indispensabile, anzi a volte neppure
quello almeno per quel che mi riguarda. Al contrario con mia madre ho un altro tipo dirapporto, perché mia madre ha un altro
tipo di carattere rispetto a mio padre, in quanto mia madre ha una mentalità molto più aperta su tantissime cose rispetto,
diciamo che mi madre ha un carattere molto comprensivo rispetto a mio padre, perché mia mamma oltre che avere il ruolo di
genitore sa essere anche un’amica sulla quale puoi contare in qualsiasi momento e per qualsiasi cosa, anche se non è che
vada araccontare proprio “tutto” nel senso che molte cose personali me le tengo per me o comunque le confido soloa persone di cui
sono certo che mi posso fidare, come ad esempio tra i miei compagni di lavoro qui al centro,il mio amico Luca Basso, che oltre ad
essere un ottimo collega di lavoro, è anche persona a cui tengo inmaniera particolare, perché persona che sa donare agli altri,
sa ascoltare e quando serve so che lui c’è sempre per qualsiasi cosa e in qualsiasi momento. Si penso di assomigliare ai miei
genitori in quanto penso di aver preso un misto tra il carattere di mio padre e la pazienza di mia madre, sebbene ogni tanto
abbia qualche momento di tensione (che poi naturalmente passa), cosa che penso possa succedere a tutti noi esseri umani.

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La testimonianza di fede e di vita del nostro Urbano. responsabile parrocchiale di Iclesia per Castione - disabile da sempre affetto da tetraparesi spastica -.

Amici di Iclesia, desideriamo proporvi questo scritto del nostro caro Urbano, il volontario che puntualmente provvede al caricamento degli avvisi parrocchiali su questo sito.
Le sue parole, luccicanti di forza interiore e di fede, la sua scrittura potente e allo stesso tempo fresca e confidenziale, ci aiuti a guardare a noi stessi e al mondo da punto di vista più ricco del consueto: il suo. Deo Gratias e buona lettura.. a puntate. :-)
Don Enrico.


Salve a tutti sono Urbano, eccomi qui tutto d’un tratto a ritrovarmi a scrivere questo racconto autobiografico, cosa che sinceramente prima d’ora non mi e’ mai stata data l’opportunità di fare, pur avendo avuto la possibilità di partecipare sempre attraverso il Centro Atlantis ad un concorso poetico svoltosi a Bologna nel Giugno del 2007, la cui tematica era “Possiamo Immaginare tante vite ma non rinunciare alla nostra”.
Il concorso si divideva due rami cioè si poteva raccontare come si immaginava la propria vita ma senza rinunciare alla nostra in due sistemi, il primo era raccontare come si immaginava la propria vita attraverso la poesia, mentre il secondo era raccontare sempre con la stessa tematica citata sopra però attraverso la prosa. Io vi ho partecipato nella sezione della prosa e sono arrivato quinto: da ricordare che il concorso indetto dall’Aias di Bologna era a livello nazionale.

Ma torniamo a noi, che dire della mia vita: la si può paragonare a un mare, a volte agitato a volte tranquillo, infatti ho cominciato molto presto a frequentare il Centro di Neuropschiatria Infantile di Castelfranco Veneto, infatti ho frequentato questo centro più o meno dall’età di circa 6 mesi fino all’età di 18 anni. All’interno di questo centro ho conosciuto molti terapisti, i quali mi hanno aiutato ad acquisire e mantenere sempre nei limiti del possibile la maggior dell’autonomia.
All’età di circa 6 mesi ho subito il primo intervento chirurgico in quanto era stata rilevata la presenza di due piccole ernie all’interno dello stomaco, trascorso un po’ di tempo ho subito il mio secondo intervento agli occhi per centrarmi la vista in quanto soffrivo di strabismo.
Ah, quasi dimenticavo prima di tornare a casa dall’ospedale di Castelfranco mi sono fatto la bellezza di 40 giorni di incubatrice, in quanto ero nato sotto peso, pesavo appena 1 chilo e 200 grammi. 
Nel 1989 all’ospedale di Parma ho subito il mio terzo intervento chirurgico più precisamente in quel caso è stato necessario effettuare un intervento per l’allungamento dei tendini delle ginocchia, altrimenti mi ritrovavo a dover stare seduto non come sono in questo momento e cioè normalmente ma con le ginocchia che mi sarebbero giunte fino a quasi all’altezza del viso.
Al mio arrivo a casa è seguito un lungo e doloroso periodo di riabilitazione, ho dovuto portare l’ingessatura per ben 40 giorni fino all’altezza dell’inguine, durante questo periodo mi sono fatto portare il letto al primo piano perché naturalmente non potevo fare le scale in quanto avevo l’ingessatura e per cui dormivo al primo piano nel salotto di casa.
Appena tolta l’ingessatura all’ospedale di Asolo ho dovuto anche un periodo di piscina sebbene io abbia una paura folle dell’acqua. Questo periodo di piscina mi serviva per recuperare gradualmente tonicità muscolare, oltre alla piscina di pari passo effettuavo anche una seduta mattutina di fisioterapia, infatti in quel periodo avevo una fisioterapista la quale ogni mattina veniva per aiutarmi a effettuare degli esercizi che servivano per farmi recuperare sensibilità e sensibilità alle gambe. Inoltre mi ricordo che durante questo per me interminabile, di notte dovevo portare anche le docce.
Io sarei stato fratello gemello in quanto l’altro fratello è morto dopo poche ore dalla nascita.
Sono affetto da una patologia chiamata tetraparesi spastica, ma non me faccio certo un problema, anzi a volte se la si sa interpretare nella maniera giusta questo “disagio” può diventare un vantaggio sotto altri punti di vista.

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